In giardino non si è mai soli
21/10/2004 ore: 00:15
Questo mio "Diario" non avrebbe visto la luce, se a suo tempo, Nico Orengo non mi avesse incoraggiato e sostenuto. Lo ringrazio di tutto cuore, perché senza di lui e il suo sempre gentile, sincero ed affettuoso appoggio, non avrei certamente scritto tutte queste cose. Scrivere vuol dire approfondire e pensare. E se non avessi approfondito e pensato credo che non mi sarei divertito tanto. Infatti, come tutte le grandi passioni, scrivere di un argomento così profondamente amato è stata per me una straordinaria occasione di viva, ragionevole e gustosa gioia.
Il giardino, il suo mondo, i suoi spazi, le sue piante, le ricerche, le delusioni, le vittorie, i tentativi appartengono ad un ambito ben definito. Ad ogni latitudine. Un giardino e il suo giardiniere sono complici e in qualche modo amici. Avranno sempre qualcosa d'interessante, gradevole e vivo da raccontare, trasmettere e discutere. Il mondo del giardino, i suoi orizzonti e l'intima essenza dei suoi componenti sono meno immediatamente percettibile di quanto si pensi.
Sostenuti da una robusta e necessaria dose di fatalismo e d'indispensabile pazienza, i giardinieri, quelli veri, combattono strenuamente con le loro piante nel segno del giardino ideale. Con il solo fatalismo non si otterrà mai "quel" giardino cui i giardinieri, quelli veri, aspirano. Per conquistarsi un giardino in pace e di pace, c'è bisogno di tantissime guerre. Ricordo quel giorno di giugno in cui comincia, per gioco, a piantare il mio piccolo orto, in un angolo dell'orto grande: da allora quante ore ho passato con le mani nella terra a seminare, trapiantare, coltivare e raccogliere! La strada degli orti e dei giardini non è tra le più facili: è piuttosto complessa e non è fatta di soli successi. I giardinieri, gli ortolani, i frutticoltori devono fare molta esperienza, per diventare "bravi". L'esperienza, si sa, si ottiene solamente con tanta passione, tanto lavoro, tante osservazioni, tante verifiche, tanta pazienza e tantissimo tempo. E' davvero difficile essere un bravo giardiniere subito, da giovane: ci vogliono parecchi anni di lenta maturazione. Qual è in verità l'elemento che accomuna le persone che abitano questo mondo variopinto e ricco di differenze, di culture e di vita? Ritengo che non si possa essere veri giardinieri senza curiosità. Risposte articolate, intelligenti sono la premessa di grandi successi. Il perché è alla base di tutto. Quante domande si pone in un giardino un vero giardiniere? Quello che noi siamo soliti definire un giardino è spesso stato visto come una creatura troppo laica, profana e vagamente inutile. L'orto e il giardino dei frutti hanno invece una loro matrice utile, laboriosa, cristiana (e sicuramente un po' punitiva…). Nessuno può negare la bellezza di una pianta di carciofi o di quella del prezzemolo, o di un albero d'arancio… Ma saranno forse meno belli i gelsomini e le rose, le viole o le peonie? Sono anche loro perfezioni, meno utili ma certamente dotate… di un'anima!
Certi giardini hanno un'anima viva, forte e facile da individuare. In altri l'anima è più nascosta. Ricordo un giardino pieno di mille attrazioni, intelligenze e stracolmo di piante. Ma purtroppo, a mio giudizio era un giardino senz'anima. Probabilmente era senz'anima la persona che ci viveva, che lo curava e l'aveva in un certo modo costruito. Sempre nello steso ampio giardino, invece, trovai un'anima, spaventata e quasi nascosta, nell'orto, nei filari della vecchia vigna e nel pollaio, dove viveva qualcun altro. Questa persona curava con amore ed intensità la vita di quella discosta parte della proprietà: l'anima di un giardino forse nasce e si rivela solamente dopo tante sincere, affettuose e assolute prove d'amore. E comunque non a tutti.
Senza la memoria e i ricordi, molte piante del mio giardino mancherebbero di quell'energia e di quella vita che loro soltanto possono trasmettermi. Senza i vivi e rassicuranti ricordi delle persone che nella vita mi sono state più vicine, il mio giardino sarebbe disabitato e miseramente squallido.
Non c'è niente di più deprimente, limitativo e "virtuale" della fotografia di un giardino: una fotografia, anche se bella e ben riuscita, può comunicare molto poco di un giardino. Dove e come saranno i suoi rumori, i suoni, le temperature? Dove e come saranno gli umidi, i secchi e il loro profumo? L'acqua non è soltanto suono, specchio, vita, silenzio, colori o profumi: l'acqua può essere trasparenze, riverberi, alghe, fresco, rane, pesci, salamandre, oche e … zanzare. Dove saranno in una fotografia il ritornello armonico e ripetuto dei merli, quello allegro e vivace delle capinere? Dove sarà quel profumo forte, dolce e penetrante che solo si materializza su di un prato appena falciato? La rugiada (o le brine) rendono i contorni più netti, definiti e brillanti. Le luci del mattino e quelle della sera conferiscono ai giardini un maggior carattere e un certo fascino insinuante. La luce del mezzogiorno, più forte e violenta, aumentandone i contrasti n'appiattisce le sfumature. Quelle sfumature che soltanto un giardino adulto può avere.
Vedere i giardini da dietro l'obiettivo è uno dei più errati e fuorvianti modi di vederli. Vogliamo, invece, raccogliere forza e pazienza e visitarli, quando possibile, questi benedetti giardini? E cercare anche di capirli e studiarli? Vedute d'insieme e dettagli vanno osservati e goduti. Ripetutamente. Visitare, stare, passeggiare in un giardino - bello - è una delle più gradevoli sensazioni "artistiche" che si possa provare. A me piace tantissimo stare in giardino anche quando piove: i colori sono più vivi, il suono della pioggia è un ottimo compagno e attutisce con armonia i rumori della trafficata vita quotidiana, E, soprattutto, liberi da rimorsi e complessi, ci si può stare tranquilli a valutare, guardare, approfondire, progettare e… rimandare. E' confortante e bello rinviare e non decidere, senza gli affanni di sempre, le tessere di quell'ampio puzzle di speranze, compromessi, vittorie, delusioni che compongono il grande quadro del giardino. Partita sempre più difficile e complessa se il giardino è un quadro articolato e se le superfici sono vaste e versatili.
La pioggia porta in superficie la vita di un giardino, la rende palpabile e concreta: ogni goccia d'acqua è vita. Soprattutto per il mio giardino: le rocce che affiorano non trattengono l'acqua, la fanno scivolare, la sgrondano. Il giardino più felice è quello a cui si arriva per la via più semplice e razionale: con fatica e lavoro, sicuramente, ma senza troppo "rumore". Il giardino troppo elaborato, troppo ricercato, troppo ripulito, diventa un incubo. Perché si dovrebbe vivere in uno "stanzino pieno di bibelots" o in un'asettica atmosfera da sala operatoria? I giardini sono un posto tutto speciale dove la natura, se liberata da troppi vincoli e aiutata, può dare il meglio di sé. Quel giardino nel quale l'esperimento e il laboratorio prendono il posto del giardino stesso, sostituendo con la sperimentazione un'opera organizzata di vita e d'architettura, può trasformarsi in un incubo.
Ricordo con rimpianto ed enorme simpatia il vecchio giardino di Revello, nel Saluzzese. Era ben coltivato, ben organizzato, robusto e caratterizzato da una grande varietà di piante. Nella sua semplicità era essenziale e gradevolissimo. Il cuore era un prato rettangolare. Tutto intorno, in leggera e differente profondità, era chiuso da letti coltivati a piante. Erano, a beneficio delle piante stese, tutti lievemente sollevati rispetto al terreno da un leggero muro a seco. Rose a profusione, tanti ed antichi bossi, bellissime peonie, numerosi "Phlox", gruppi di ribes, peri, meli, alcuni filadelfi, innumerevoli fragoline, felci, viole, mughetti, hoste e piccoli ciclamini selvatici. Quello era un vero giardino. Esercitava un fascino irresistibile perché era palpabile l'amore con cui veniva curato da generazioni. Era, nel suo piccolo, un'autentica enciclopedia di piante "giuste", senza complessi e ipocrisie. Il ritmo delle stagioni o dei "lavori" ne scandiva i tempi. Un'aria borghese ed efficace, antica e sapiente ne saturava gli spazi. Ogni domanda, ogni scelta aveva la sua onesta e ragionata risposta: era un giardino "di successo" fatto di sicurezza, di semplicissimi assiomi e di traboccate e sincero amore.
Come quello della signora T. che si affacciava sul porto di Marina di Campo all'Isola d'Elba: una grande e lunga e continua pergola d'uva ne copriva i viottoli. Da sempre l'ombra è stata una caratteristica necessaria dei giardini mediterranei… Il bordo di tutti i vialetti lastricati in granito delle cave di Sant'Ilario era interamente coperto di viole, scure, fittissime e profumatissime. A metà primavera cambiava tutto, sempre e velocemente: le foglie della pergola, insieme con la loro elegante e fresca tessitura, avrebbero portato l'ombra. I bordi di viole si sarebbero "spenti" e, vicino a loro, invece, le vigorose e ricchissime rose tee si sarebbero riempite d'innumerevoli e profumatissimi fiori. Il risveglio primaverile del giardino della signora T. era potente, forte e squillante e faceva di quel posto un angolo unico, violentemente e vigorosamente bello. I profumi erano anch'essi intensi e penetranti. Il poderoso sole primaverile dell'Elba n'era, insieme alla grandissima ed invalicabile massa di oleandri, l'equilibrato ed armonico contrappunto. Non ho più visto in nessun posto un'organizzazione analoga e così sapientemente giardiniera. D'estate, quando il caldo diventava pesante e profondo, l'ombra della pergola e l'uva, nelle sue forme e colori bellissimi, erano gli unici "attori". Le viole contrastavano, esauste, il loro elegante e nervoso groviglio, le rose affaticatissime entravano in un letargo ragionato e silenzioso. L'ombra e le sue pergole, erano le sole e vere "primedonne"; per il resto del giardino l'estate passava come una tormetata e fastidiosa strada obbligata. D'autunno la signora T. divideva re moltiplicava i giacinti romani e i narcisi Tazzetta, che già a Natale avrebbero dato il via alla più scatenata e profumata delle sarabande primaverili. Erano tutte piante mediterranee, vetuste e profumate, già largamente usate nei giardini dagli antichi Romani: una buona lezione di vita giardiniera e storia locale e, nello stesso tempo, un semplice e vigoroso messaggio di bellezza ed equilibrio.
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"In giardino non si è mai soli" di Paolo Pejrone, Feltrinelli, 2003
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