Antipirateria, un Comitato senza intento repressivo

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Sono stimati oltre 5 miliardi di euro – di cui un paio derivano dalla violazione del diritto d’autore – i costi sopportati dal nostro sistema economico per i danni conseguenti alla contraffazione e alla pirateria. Per affrontare il problema e cercare soluzioni che non debbono necessariamente essere legislative si è insediato a Palazzo Chigi il 14 gennaio scorso il Comitato tecnico contro la pirateria digitale e multimediale. Tra i compiti del Comitato sono previsti il coordinamento delle azioni per il contrasto del fenomeno, lo studio e la predisposizione di proposte normative e l’analisi e l’individuazione di iniziative non normative comprendenti anche la stipula di appositi codici di condotta e di autoregolamentazione. Il comitato è stato istituito su richiesta del ministero dei Beni e delle attività culturali, tenuto conto che il coordinamento, anche a livello internazionale, delle funzioni di contrasto delle attività illecite lesive della proprietà intellettuale sono esercitate d’intesa con la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Le linee guida del lavoro sono state illustrate dal ministro Bondi, che ha affermato come “si debba procedere lungo due direttrici, una è la direzione della campagna di sensibilizzazione sull’argomento, che può dare frutti importanti come dimostrato dalle esperienze di altri paesi, l’altra è la linea della collaborazione tra tutti i soggetti interessati, che sarà realizzata anche attraverso l’impegno e il lavoro di questo comitato”. Sia il sottosegretario all’editoria, Paolo Bonaiuti, sia il segretario generale di Palazzo Chigi, Mauro Masi, hanno ribadito, nel corso della conferenza stampa del Comitato, che non c’è – da parte del governo – alcun intento repressivo ma l’interesse di bilanciare le due esigenze espresse dalla tutela degli autori da una parte e dalla libertà di fruibilità di tali opere.