Un migliore marcatore per identificare la biodiversità

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Londra – Il numero delle specie conosciute che popolano il nostro pianeta ha superato il milione e si stima che almeno altrettante siano ancora da scoprire.

La tassonomia è quindi alla ricerca di metodologie e strumenti innovativi che consentano di identificare e catalogare gli organismi viventi in modo più semplice e rapido.

L’Istituto per lo studio degli ecosistemi del Consiglio nazionale delle ricerche (Ise-Cnr) di Verbania Pallanza ha analizzato un marcatore del Dna che, come un codice a barre, consentirà di raggiungere tale scopo per le specie della meiofauna, ovvero gli animali microscopici presenti nei sedimenti marini. La scoperta è stata pubblicata sulla rivista Pnas.

“Abbiamo paragonato il marcatore molecolare comunemente utilizzato nelle analisi della biodiversità, il 18S, con uno ancora poco utilizzato, il Coi (citocromo c ossidasi subunità I). I risultati dimostrano chiaramente che i due indicatori definiscono in maniera diversa la ricchezza di questo ambiente marino e che Coi è risultato migliore per stimare la densità e la ricchezza delle specie analizzate”, spiega Diego Fontaneto dell’Ise-Cnr che ha guidato il gruppo di ricerca. “Continuando a utilizzare il 18S si corre il rischio di definire e quindi preservare in maniera inappropriata la biodiversità. Il perfezionamento dell’esplorazione dell’ecosistema e la scoperta di una specie, infatti, è la premessa per impedirne la scomparsa, prevenendo l’azione distruttiva che l’uomo opera in modo persistente”.

Lo studio si è svolto in collaborazione con Fondazione Edmund Mach, Imperial College di Londra, Istituto Senkenberg (Germania) e Università di Drexel (Usa). “Siamo giunti a queste conclusioni dopo aver analizzato un campione di 12.000 animali microscopici dei sedimenti marini e delle spiagge, ambienti assai poco studiati e ricchi di organismi microscopici, il più delle volte sfuggenti, anche a causa delle loro dimensioni inferiori a 2 mm, e spesso presenti in densità troppo basse per essere trovati”, prosegue Fontaneto.

“Il marcatore molecolare Coi potrà essere utilizzato in combinazione con le tecnologie di sequenziamento Next Generation Sequencing e questo aumenterà sia la risoluzione tassonomica sia la velocità di esplorazione della biodiversità del nostro pianeta, che è in continua evoluzione”.