Manifestazione contro le trivelle in Adriatico. Demagogia e opportunità elettoriali? di Riccardo Cacelli

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Londra – Oggi a Manfredonia si svolgerà la terza manifestazione nazionale contro la possibilità di avviare la ricerca di idrocarburi in Adriatico.

L’iniziativa è organizzata dalla Rete di associazioni contro le trivellazioni in Adriatico, con il sostegno di Regione Puglia, Regione Molise, Provincia di Foggia, Parco del Gargano e comuni di Manfredonia e Termoli. Attese nella città garganica numerose associazioni ambientaliste provenienti da tutte le regioni che si affacciano sull’Adriatico, dal Friuli al Veneto, dalle Marche all’Abruzzo.

L’obiettivo resta quello di bloccare le trivellazioni nel mare Adriatico.

Ci sarà anche il presidente del Consiglio regionale della Puglia Onofrio Introna, i capigruppo e consiglieri di tutte le forze politiche, di maggioranza e opposizione.

Sfileranno insieme al popolo No Triv-No petrolio e con loro il Gonfalone della Regione sarà in testa al corteo, accanto a quelli dell’Abruzzo e del Molise.

Saremo a Manfredonia, come a Termoli nel maggio 2011 e a Lesina, alle Tremiti, a Monopoli il 21 gennaio – dichiara il presidente – per ribadire il ‘No’ dell’Assemblea, senza distinzioni, forti della volonta’ dell’intera comunita’ pugliese, che sta diventando la voce di tutte le popolazioni che si affacciano sull’Adriatico: ne’ prospezioni ne’ trivellazioni, il mare non si tocca, non ci si gioca il futuro per pochi barili di pessimo petrolio“.

La Regione ha sempre opposto provvedimenti di netta contrarieta’ ad installazioni ritenute devastanti per l’ambiente e il paesaggio marino, ricorda Introna, “e la recente sentenza del Tar Lazio ha sancito il rilievo procedurale del parere della Puglia.

Manifestare è legittimo ed anche utile. Utilissimo per la democrazia, per farla sentire viva e vitale nel cuore del popolo sovrano.

Ma non si può, secondo me, parlare solo degli aspetti che interessano e che fanno presa su chi conosce poco o pochissimo il settore.

Credo che si debba parlare chiaro e a 360° in pratica a tutto tondo.
Oggi parliamo delle royalties, ovvero il compenso versato allo Stato per poter sfruttare un dato bene ai fini commerciali.

Con riferimento alle attività di ricerca e coltivazione di idrocarburi, sono applicate al valore della produzione.

In Italia il sistema di prelievo fiscale sull’attività di esplorazione e produzione di idrocarburi combina royalties, canoni d’esplorazione e produzione, tassazione specifica e imposte sul reddito della società.

Nel nostro paese le royalties per le produzioni a terra sono attualmente del 10% (a seguito dell’incremento del 3% introdotto nel 2009) per produzioni a mare è del 7% per il gas e del 4% per il petrolio, ed sono applicate sul valore di vendita delle quantità prodotte.

Il calcolo delle royalties dovute è effettuato in controvalore, calcolato sul prezzo dell’olio e del gas definito dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas per mezzo dell’indice QE (quota energetica costo materia prima gas) espresso in euro/GJ e calcolato per ciascun trimestre dell’anno di riferimento.

Le royalties per le produzioni di idrocarburi in terraferma sono ripartite per il 55% alle Regioni, il 30% allo Stato e il 15% ai Comuni.

Tuttavia per le Regioni a statuto ordinario comprese nell’Obiettivo 1 (le regioni del Sud Italia tra cui la Basilicata, principale produttore italiano di petrolio) anche la quota del 30% dello Stato è assegnata direttamente alle Regioni.

Per le estrazioni offshore la suddivisione è per il 45% allo Stato e per il 55% alla Regione adiacente per le produzioni ottenute entro la fascia delle 12 miglia (mare territoriale), mentre oltre tale limite le royalties sono interamente dllo Stato.

Il totale del gettito delle royalties nel 2011, sulle produzioni 2010, è stato pari a circa 276 milioni di euro dei quali circa la metà sono andati a beneficio delle Regioni (127,8 milioni di euro), allo Stato (circa 74 milioni di euro), ai Comuni (circa 19 milioni di euro) ed al Fondo di riduzione del prezzo dei carburanti (55 milioni di euro, circa 49.000.000 dei quali distribuiti ai cittadini della Basilicata).

Complessivamente la maggior parte delle royalties (166,07 milioni di euro) sono destinate alla Basilicata grazie alla produzione di un solo impianto posto in Val D’Agri.

Allora come la mettiamo?

In un momento di crisi come questo, dove si devono cercare risorse, dove si deve taglaire la spesa pubblcia sena mettere le mani in tasca al già martoriato cittadino italinao, rifiutiamo un settore che è strategico dal punto di vista energetico e dal punto di vista economico?

Ma si dice no alle trivellazioni, ma non alle super petroliere che navigano nel Mediterraneo?

E’ solo, fatemelo scrivere, demagogia e di bassa caratura.
Manifestazioni come quella di oggi sono solo occasioni per mantenere “alto” il livello di comunicazione sui media, verso gli elettori, verso coloro, come un gregge di pecore guidate da un lupo vestito da pastore, senza i quali non esisterebbe la “propria visibilità” per essere candidato alla regione, al parlamento o al premio Nobel.

Scopi meschini, fuori dalla storia e contro i cittadini.


Riccardo Cacelli
Cacelli Management & Consulting Ltd