Ascorbato contro il cancro, Fondazione Pantellini: “Mettetelo alla prova”

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Londra – «Il metodo Pantellini funziona: lo dimostrano i risultati di laboratorio e la nostra esperienza. Adesso tocca agli ospedali riconoscerne l’esistenza e verificarlo sul campo, se hanno a cuore il benessere dei pazienti». È la sfida lanciata da Eliseo Pantellini, presidente dell’omonima Fondazione, che ha annunciato oggi il Convegno internazionale ” Un cerchio si chiude – Il metodo Pantellini dall’intuizione alle prove di evidenza”.

Il convegno – che si svolgerà il 27 ottobre presso la Villa di Poggio Reale a Rufina – presenterà nuovi dati scientifici e risultati raggiunti con l’applicazione del metodo Pantellini nel campo delle malattie degenerative.

Il metodo, messo a punto dal biochimico fiorentino Gianfrancesco Valsé Pantellini, si basa sull’utilizzo di due semplici sostanze, l’ascorbato di potassio e il ribosio, che si sono mostrate efficaci contro la degenerazione cellulare che è alla base di molte patologie, tra cui il cancro.

«Per molto tempo abbiamo lavorato quasi nell’ombra – ha aggiunto Eliseo Pantellini – portando avanti la ricerca iniziata da mio padre e offrendo la nostra consulenza a centinaia di persone malate di tumore. Oggi, senza pensare di avere in tasca la verità, pensiamo sia l’ora che la medicina ufficiale prenda sul serio i nostri metodi e i nostri risultati, in nome dell’interesse dei malati».

In 12 anni di attività della Fondazione, il metodo Pantellini ha permesso a moltissime persone di rallentare o bloccare il progresso della loro patologia, migliorando notevolmente la qualità di vita ed attenuando i devastanti effetti secondari di chemio e radioterapia. Il metodo infatti non è alternativo alle terapie ufficiali, ma può esservi affiancato senza rischio di interferenze.

Ma come funziona il metodo Pantellini? Lo ha spiegato il dott. Guido Paoli, responsabile scientifico della Fondazione: «L’ascorbato di potassio combinato con il ribosio riesce a contrastare i processi ossidativi delle cellule sane e il conseguente squilibrio tra sodio e potassio al loro interno. Nelle cellule malate, invece, la stessa molecola crea un ambiente ostile al loro sviluppo favorendo la fuoriuscita del glucosio di cui si “nutrono”. Il nostro approccio parte da un cambiamento di prospettiva, derivato dai nostri studi, che ci suggeriscono che non è il DNA che “sbaglia” e innesca una mutazione che provoca la degenerazione cellulare, ma sono le trasformazioni che avvengono nella “periferia” della cellula (membrana e mitocondri) che vengono lette dal DNA come una spinta alla mutazione per “adeguarsi” ad un ambiente che sta cambiando. In sostanza la mutazione genetica potrebbe essere l’effetto e non la causa della trasformazione cellulare».

A conclusione della conferenza stampa, la genetista Cecilia Anichini ha anticipato i risultati di uno studio finanziato dall’Università di Siena, che nell’arco di 10 anni ha visto la somministrazione del “rimedio Pantellini” ad un gruppo di 300 pazienti, con malattie rare e “orfane” a forte rischio oncologico. «Lo stress ossidativo delle cellule gioca un ruolo importante nelle patologie considerate. Nel follow up clinico e di laboratorio eseguito ogni sei mesi, abbiamo riscontrato nella maggioranza dei casi un miglioramento dei markers dello stress e del quadro clinico generale».