Il rimescolamento dei giochi alla luce del ricorso al Tribunale di Venezia

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zorroLondra – Qualcuno diceva che le cose non accadono mai per caso, come gli arresti eccellenti Dell’Utri-Scajola, come l’inchiesta Expo e la sollecitudine e l’efficienza inversosimile che d’improvviso fa firmare successi a ripetizione a forze dell’ordine che in precedenza sembravano sonnecchiare.

E arriva puntuale anche la riposta del Tribunale di Venezia al ricorso dell’avv. Besostri, socialista, che come noi e l’avv. Musu con il nostro ricorso contro Bankitalia, si è fatto carico di difendere in qualche modo uno Stato di diritto ormai in agonia. Il Tribunale di Venezia dichiara che la soglia di voto del 4% prevista dal sistema di voto italiano “non appare sostenuta da alcuna motivazione razionale”.

Seguendo una pronuncia della Corte di Karlsruhe, i giudici – ai quali la questione era stata sollevata con riferimento alle elezioni del 2009 – hanno rilevato una violazione del principio di parità degli elettori che non sarebbe giustificata da esigenze di governabilità in quanto l’europarlamentare non vota la fiducia alla Commissione.

Questa pronuncia segue quella della Corte Costituzionale anti-Porcellum, che invece di far rivedere seriamente la normativa elettorale ha prodotto come risultato un Italicum anch’esso palesemente incostituzionale del quale il Governo ora non si preoccupa, e chiama a pronunciarsi anche la Consulta sulla legittimità di questa legge alla vigilia del voto europeo, nonostante la sede competente sarebbe la imparziale Corte di Giustizia Europea. Ciò comporterà, come pure il conflitto di attribuzione che coinvolge la dott.ssa Boccassini nell’inchiesta Robledo davanti al Consiglio Superiore della Magistratura e i risvolti nella vicenda Berlusconi, un rimescolamento dei giochi, dove i partiti come Fratelli d’Italia che probabilmente non potrebbero essere rappresentati a Strasburgo all’esito del prossimo voto, potrebbero invece rientrare dalla finestra se la Corte avallasse il ragionamento del Tribunale di Venezia.

Ciò comporterebbe l’annullamento delle elezioni ove già verificatesi, come si ritiene probabile visti i tempi della Consulta?

Diciamo che la questione dovrà essere risolta dal TAR LAZIO, visto che l’Europarlamento non è in grado di sanare elezioni illegittime.

Altro sospetto viene adombrato… se i partiti euroscettici vanno a Strasburgo cosa comporterà per la sovranità e per l’Europa? non è forse più logico che chi ritiene l’Europa matrigna operi singolarmente come singolo governo tirandosi indietro dai Trattati, anzichè istituzionalizzarsi in un Parlamento dove occorre il voto di 27 Paesi?

Tutte queste sono domande attuali come pure quella che posto il fallimento economico dell’euro, si debba capire se nel 2016 la costruzione dell’Europa si areni oppure si costruisca l’Europa dei popoli mettendo in soffitta l’infausta Europa della finanza.

Ormai abituati ai colpi di scena, attendiamo il delinearsi degli scenari.

La Primula Nera