Omicidio di Yara Gambirasio, la sincronicita’ del 26

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Londra – 26.
Nella vita di tutto noi ci sono dei numeri che segnano positivamente o negativamente la nostra esistenza. Ed il 26 e’, secondo noi, il numero che segna la vita di Yara.

26 e’ il giorno della scomparsa e molto probabilmente anche il giorno omicidio.
26 e’ il giorno del ritrovamento del corpo: 26 febbraio
26 e’ anche il giorno della morte, esattamente un anno dopo, del sig. Giuseppe Valsecchi, il coordinatore delle ricerche per ritrovare Yara.
26 e’ anche un allele di “Ignoto1”
Ecco cosa e’ scritto nella sentenza di primo grado: “Non solo, notando che nel profilo nucleare di Ignoto 1 era presente un allele, il 26, rinvenibile nella popolazione europea solo nella misura dello 0,10 % e di sicura origine materna (non avendolo Guerinoni), andava a verificare chi tra le potenziali madri oggetto dell’indagine di Giardina avesse quell’allele e scopriva che compariva unicamente nel profilo di Ester Arzuffi e della sorella Simona.”

Da notare l’errore sulla sentenza, o forse anche durante le indagini e gli studi sul dna, riguardo alla parentela tra Ester Arzuffi e Simona Arzuffi: non sono sorelle.

il 26 e’ solo una coincidenza? O forse e’ piu’opportuno parlare di sincronicita’.

Secondo noi per capire l’omicidio si dovrebbe analizzare anche la sincronicita’.
Quindi in questo articolo scriveremo di sincronicita’.

La sincronicità è un concetto introdotto dal famoso psicoanalista svizzero Carl Gustav Jung che defini’ la sincronicita’ come “un principio di nessi acausali”.

Secondo Jung la sincronicita’ e’ un legame tra due eventi che avvengono in contemporanea, connessi tra loro ma non in maniera causale ovvero non in modo tale che l’uno influisca materialmente sull’altro.

Gli eventi apparterrebbero piuttosto a un medesimo contesto o contenuto significativo, come due orologi che siano stati sincronizzati su una stessa ora.

Speculazione trascendente sull’apparente disegno intenzionale nel destino dell’individuo di Arthur Schopenhauer e’ il lavoro dal quale Jung trasse importanti spunti.

Ecco cosa scrisse Schopenhauer: “A comprendere meglio la cosa può servire la seguente considerazione generale. “Casuale” accenna a un incontro nel tempo degli elementi non collegati causalmente. Non vi è nulla però di assolutamente casuale, e anche ciò che sembra massimamente tale non è altro se non qualcosa di necessario, che si realizza in modo attenuato. Delle cause determinate, per quanto lontane nella catena causale, hanno già da lungo tempo stabilito necessariamente che esso doveva verificarsi proprio ora, e contemporaneamente a quell’altra cosa. Ogni avvenimento cioè è un termine particolare di una catena di cause degli effetti, procedente nella direzione del tempo.

Jung arrivo’ quindi alla conclusione che c’è un’intima connessione tra l’individuo e l’ambiente circostante, che in determinati momenti esercita un’attrazione che finisce per creare circostanze coincidenti, tendendo a un valore specifico per le persone che la vivono, un significato simbolico.

È questo il tipo di eventi che attribuiamo al caso.

La sincronicità di solito si presenta nelle nostre vite quando meno ce l’aspettiamo.
In conclusione del nostro pensiero il 26 e’ un numero sincronizzato su Yara?

A questo punto crediamo di si.
Di conseguenza si dovrebbe cercare tra gli eventi che possono essere ad esso collegato.

Il 26 potrebbe essere anche una valida traccia per individuare l’autore del delitto.

Ho scritto traccia non prova, naturalmente.

Il 26 potrebbe essere l’eta’, la media universitaria, il numero di tessera al club del tennis, la collezioni di quadri o dipinti, il giorno di nascita, il suo onomastico, le vittorie conseguite, il numero di casa, etc. etc.

Nel passato e’ doveroso ricordare cosa avvenne il 26 novembre 1476.

Vlad III dichiarò l’inizio del suo terzo regno.
Vlad III detto “L’impalatore” ma meglio conosciuto come: Dracula.

Vedremo cosa e dove ci portera’ il 26.
Forse verso gli assassini?

A quel punto le affermazioni di Jung si materializzerebbero e sarebbe una ulteriore prova della bonta’ della sua scoperta.

Riccardo Cacelli
(continua)