La cultura è il primo problema dell’Italia odierna: i dati sono terrificanti

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Quando capita di chiedere agli italiani qual’è il vero problema della nostra nazione, nessuno ti sa dare una risposta concreta, poiché c’è chi inizia a parlare di tasse, di politica e di crisi. La realtà è che nessuno ha centrato il vero problema e quest’ultimo si chiama cultura.

In Italia le persone che hanno unavera e propria qualifica si possono contare quasi sulle dita di una mano. Siamo ultimi in Europa – ultimi, lo ripetiamo – per percentuale di popolazione dai 25 ai 64 anni con in mano un titolo di studio terziario, vale a dire almeno una laurea, l’unico in cui i laureati sono il meno del 20% della popolazione. Dietro la Grecia e la Romania. Dietro agli Stati Uniti e il Regno Unito, Paesi in cui alla laurea ci è arrivato il 46% della popolazione. Ripetete insieme a noi: il problema delle imprese italiane si chiama Europa, si chiama globalizzazione. E cercate di non ridere, mentre lo dite. O di non piangere.

Questi dati provengono dall’Istat, motivo per cui è difficile ribattere la precisione con il quale siamo stati ben collocati all’interno di questo contesto, ma forse iniziare a fare dei piccoli passi avanti da questo punto di vista potrebbe significare risolvere con il tempo tutto il resto.

Risulta facile parlare di problemi sociali legati allo Stato e alla Mafia, poiché se alla base di tutto non troviamo una formazione culturale di un certo tipo, non riusciremo mai ad uscire fuori dagli altri problemi, poiché prima di tutto servirebbe intelligenza e preparazione.

Secondo punto – l’offerta lo è ancora di più: i laureati in Italia non li vuole nessuno, perché abbiamo un sistema produttivo che non sa che farsene. E che se li assume li demansiona. Anche qui, due dati:l’Italia è l’unico paese tra i grandi d’Europa ad aver visto decrescere, negli ultimi dieci anni, gli occupati in posti ad alta specializzazione. Uno di quelli in cui le professioni a media alta qualifica non arrivano nemmeno a coprire il 40% dei posti disponibili. Gli stranieri ci rubano il lavoro? La Slovacchia ci ruba le imprese? No, a rubarcelo è la nostra ignoranza.

Il terzo dato è quello relativo alle risorse umane impiegate nella scienza e nella tecnologia, che ci posiziona al terzultimo posto, davanti alle sole Romania e Slovacchia. Curioso, no? Ci raccontiamo ogni due per tre che viviamo nell’era digitale, nel tecnocene e poi, ops, non siamo in grado né di formare addetti in questi ambiti, né di orientare gli studenti in quella direzione? Applausi. E il bello è che ce ne vantiamo pure, scrivendo sui programmi elettorali che la scuola non deve formare al lavoro, che giammai lo sterco del diavolo contamini il sacro monte del sapere.

Arriviamo all’ultimo punto, ovvero il più tragico, poiché esso rappresenta il vero e proprio punto di partenza: la scuola. Le strutture scolastiche con il passare degli anni vanno solamente a peggiorare, poiché spesso e volentieri è facile avere a che fare con professori che non hanno le competenze giuste per poter dare degli insegnamenti. Tutto ciò non stimola l’alunno che è portato ad andare avanti e a crescere in un contesto che certamente non dà nessuna mano di aiuto.

La maggior parte delle famiglie con genitori laureati e benestanti prevede che i figli non lo siano, probabilmente perché nella loro vita non hanno mai avuto degli stimoli veri e propri che hanno spinto questi classici “figli di papà” a rimboccarsi le maniche. Da qui naturalmente ci ricolleghiamo al tema dell’ignoranza, proprio perché il futuro risulta essere dettato da questi individui che vedono nel loro unito talento “i soldi del padre”.

Questo non fa altro che aumentare l’ignoranza che non fa altro che tramandarsi da generazione in generazione e con il tempo c’ha portato a questa terribile situazione. Prima di pensare alla crisi, alla mafia e ai tanti problemi sociali che ci affliggono, dobbiamo essere capaci di comprendere che prima di affrontare determinate tematiche abbiamo bisogno di essere PREPARATI. Il vero problema dell’Italia è l’IGNORANZA DEGLI ITALIANI e forse nel momento in cui la percentuale culturale aumenterà, forse saremo in grado di concentrarci su tutto il resto.