Una rosa per dire ‘No’ alla violenza

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In occasione del 25 novembre Giornata internazionale contro la violenza sulle Donne, l’Unione Induista Italiana organizza un’iniziativa nei templi in cui ogni uomo della comunità leggerà un inno all’aspetto femminile del Divino e donerà un fiore a ciascuna donna. Un gesto semplice e gentile, all’insegna della nonviolenza.
Aderiranno all’iniziativa tutti i templi da Trento a Palermo, passando per la comunità di Brescia, Parma, Cremona, Novellara, Milano, Mantova, Genova, Altare, Roma, Napoli, Bari e Palermo.
Le comunità si riuniranno a partire dalle 16.00 dove si svolgerà la consueta funzione religiosa, puja, che terminerà con l’omaggio di una rosa alle donne presenti e con un inno in segno di rispetto e di nonviolenza verso ogni essere.
L’evento nasce anche per contrastare la violenza registrata anche questo anno in molti ambiti della comunità femminile immigrata, con condizioni femminili che hanno recentemente registrato, in certi ambiti, dati inquietanti. Come afferma Marco Omizzolo, sociologo e responsabile scientifico coop. In Migrazione, la situazione, specialmente nelle campagne, è disastrosa in quanto a caporalato: “Per le donne le esperienze di sfruttamento e ricatto sono più estreme. Mentre infatti per gli uomini le retribuzioni sono di tre euro in media per un’ora di lavoro, per le donne si arriva a 1,5/2 euro. Le lavoratrici migranti, inoltre, sono soggetti a ricatti raccapriccianti come quelli di carattere sessuale e di licenziamento se non si soddisfano le ansie sessuali del padrone o del caporale di turno. Sono emblematiche le molte storie delle lavoratrici rumene a Ragusa, in Sicilia, come anche i casi registrati in Calabria, Puglia, Campania e in provincia di Latina. Situazioni che sono difficili da far emergere e che solo una ricerca attenta e servizi sociali molto professionali possono intercettare. Le difficoltà sopraggiungono anche in ragione del fatto che molte lavoratrici ricattate o violentate sono madri e questo le rende assai più restie alla denuncia avendo come obiettivo primario quella della tutela del figlio/a sotto qualunque punto di vista. Le donne asiatiche impiegato in agricoltura in provincia di Latina, ad esempio, percepiscono retribuzioni inferiori del 50% rispetto ai colleghi uomini e vivono condizioni di irregolarità contrattuale estreme. Nella mia esperienza decennale di ricerca ho incontrato braccianti asiatiche vittime di caporalato che, pur lavorando 30 giorni al mese, percepivano in busta paga circa 300 euro. Sinora se ne contano circa 2000 impiegate nelle serre pontine. A questa condizione si somma ancora una eccessiva ritrosia da parte delle relative comunità nell’affrontare questo tema, quasi considerato di secondo piano rispetto a quello riguardante gli uomini. Tutto questo è dimostrazione di uno scadimento morale della società e del sistema economico di produzione che, in agricoltura e non solo, si fonda ancora su episodi di tale violenza”.
A tali episodi di negatività l’Unione Induista vuole reagire attraverso un’iniziativa simbolica perché, come asserisce Svamini Hamsananda Ghiri, guida spirituale dell’Unione, “la violenza può essere fisica, verbale o psicologica, ma una rosa è sempre segno di gentilezza… siamo felici dunque di comunicare, con grande orgoglio ed entusiasmo, che proprio a questa iniziativa hanno aderito braccianti di Latina, mungitori dell’Emilia, operai, commercianti e professionisti: uomini! Domenica li vedrà tutti testimoni di un gesto simbolico forte e gentile.”.