Roma, per Virginia Raggi i nuovi nazisti vivono nelle case abusive

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Siamo quasi alla fine della Seconda Guerra Mondiale quando nel 1944 Roma era sotto l’assedio dell’esercito tedesco, fino a quando tra il 4 e il 5 giugno gli americani entrarono nella città eterna e la liberarono. Il ricordo di quella spregevole insediazione tedesca ci parla di migliaia di ebrei romani deportati senza che Papa Pio XII potesse fare nulla se non aspettare che il generale Clark con le sue truppe intervenisse per liberare la città.

Oggi siamo nel 2020 e in un contesto in cui stiamo piano piano uscendo da una pandemia che ha evidenziato ulteriormente dei disagi sociali già presenti prima del coronavirus, sentire Virginia Raggi parlare di una seconda liberazione di Roma per il sequestro dell’abitazione di Casapound può fare solamente ridere, poiché utilizzare un problema sociale che vige ormai dal lontano 2003 per farsi campagna elettorale e recuperare la fiducia (ormai persa) dei romani, citando tra l’altro un evento del passato che ancora oggi rappresenta una ferita aperta per la storia di Roma, mette la giovane sindaca in una situazione ancor più ridicola.

Al posto dei tedeschi che deportavano gli ebrei romani, all’interno del palazzo di Casapound in via Napoleone III numero 8 ci sono anziane in difficoltà, disabili, vedove e giovani madri. Tra queste svariate personalità spicca un signore anziano che prende 600 euro di pensione, spendendo buona parte di questo denaro per le medicine. Pensare che Virginia Raggi possa parlare di una seconda liberazione di Roma e di conseguenza paragonare questa povera gente ai molto più crudeli tedeschi, ci fa capire quanto ai piani alti del nostro paese ci sia una confusione madornale su concetti storiografici, politici e sociali.

Fino ad adesso ci siamo limitati ad un episodio che a livello mediatico sta facendo scalpore, un pò perché si tratta di Casapound e un pò perché Virginia Raggi a riguardo ha fatto delle dichiarazioni associabili solo ad una mente deviata, analfabeta e depensante. Il vero problema a Roma è che il palazzo di via Napoleone III non è l’unico ad essere abusivo e non è l’unico che dentro contiene gente che in tali mura ha costruito da anni quella che ormai è la sua casa e arrivati a questo punto il problema non è solo di Roma, poiché la questione è più nazionale che mai.

Possiamo parlare di immigrazione, dove gente proveniente da altri paesi ha più possibilità di avere una casa rispetto ai nostri cittadini, oppure possiamo parlare di una mancanza di strutture adeguate che possano rappresentare una alternativa per gli abitanti abusivi, dato che non si tratta di delinquenti, ma di gente che lavora, che partendo da zero ha arredato la casa e mese dopo mese ha pagato (non con poca fatica) le bollette del telefono e della luce.

Roma è una città dalla bellezza unica e ha una storia che tutto il mondo ci invidia, ma come in ogni cosa il bello e il marcio è sempre a due passi da noi e le certezze o i provvedimenti per poter illuminare il lato oscuro non sono mai facili da trovare, ma la cosa sicura è che alla guida di questa città c’è il bisogno di avere qualcuno che almeno sappia distinguere la gente onesta dai delinquenti, poiché se una donna vedova del palazzo di Via Napoleone III, che deve crescere una figlia da sola viene paragonata ai tedeschi nazisti vuol dire che siamo destinati al baratro più profondo.

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