Eni mette in vendita Stagno

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L’Eni mette in vendita la raffineria di Stagno. Il gruppo petrolifero ha incaricato un advisor, la Royal Bank of Scotland, di sondare il mercato. Obiettivo: trovare un acquirente in grado di rilevare, in tutto o in parte, l’impianto, che occupa direttamente e indirettamente 800 persone. Il bando scade a metà febbraio e al momento si è fatta avanti con chiarezza una sola cordata: quella rappresentata dal presidente di Assopetroli – nonchè della Confcommercio livornese – Enrico Risaliti, che mette insieme piccoli petrolieri e un produttore di greggio arabo. Ma il gioco è grosso e dietro le quinte si agiterebbero libici e russi.
 Sulla scacchiera della raffineria si gioca una partita fondamentale per il futuro produttivo di Livorno.
 «Sì – conferma il sindaco Alessandro Cosimi – abbiamo avuto sentore di questo bando dell’Eni attraverso canali semiufficiali. Al momento non abbiamo nè elementi per preoccuparci nè per essere rassicurati, se non l’impegno del gruppo Eni a mantenere gli attuali livelli occupazionali fino al 2011».
 Che la raffineria di Stagno fosse uscita dalle priorità del “cane a sei zampe” era un fatto notorio: gli investimenti previsti dal precedente piano industriale non sono stati confermati in quello 2009-2011, concordato con i sindacati nazionali di categoria nello scorso ottobre. L’Eni ha garantito solo gli investimenti strettamente necessari, quelli per lavorare in condizioni di sicurezza. Niente più che ordinaria manutenzione. Di questo passo, come ormai tutti riconoscono, la raffineria non può che anare incontro a un declassamento a deposito, con conseguente taglio di centinaia di posti di lavoro.
 L’arrivo di un partner importante potrebbe dunque rappresentare un fatto positivo. Ma è anche un’incognita gravida di rischi. Con la ricognizione affidata a Rbs, Eni cerca un potenziale acquirente a cui vendere in parte o in toto l’impianto. In Italia pochi hanno la massa finanziare per supportare l’operazione (almeno 200 milioni di euro). Si è fatto anche il nome di Moratti ma le piste più accreditate portano in Libia e in Russia. Risaliti sta spingendo per la sua cordata, che potrebbe coinvolgere – come elemento di garanzia per il territorio – anche soggetti e istituzioni locali. Il sindacato, intanto, preoccupato dalle voci, ha chiesto al gruppo Eni un chiarimento. Il tavolo di verifica previsto dall’accordo sindacale dello scorso 28 ottobre partirà proprio dal caso di Livorno. Un incontro è già fissato a Roma per il 18 febbraio.

Cristiano Meoni, da “Il Tirreno”, 31 gennaio
 

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