L’ex presidente egiziano, Mohamed Morsi, muore in tribunale

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L’ex presidente egiziano Mohamed Morsi è morto in tribunale. Secondo i media locali, sarebbe deceduto a causa di un infarto.

Uomo politico egiziano è arrivato all’impegno politico dopo aver conseguto una laurea all’Università del Cairo in ingegneria chimica nel 1975 e un certo periodo in California. Dove insegnerà per alcuni anni dal 1982 al 1985 anno in cui è tornato in Egitto.

All’indomani della primavera araba in Egitto, si candida alle presidenziali del 2012 ed è il primo e unico ad assumere tale carica con elezioni democratiche; è rimasto in carica per circa un anno, fino al 3 luglio 2013, quando venne deposto da un colpo di Stato militare.

Una pessima congiuntura economica e un certo dirigismo di Morsi, dettato forse anche dalla necessità di tutelare e accelerare i lavori dell’Assemblea costituente ,che deve redigere la nuova legge fondamentale, allungano ombre sinistre sul presidente.

La sua destituzione da parte delle forze armate, seguita a un ultimatum di appena 48 ore affinché assumessele misure necessarie a risolvere la crisi economica, fu sancita dal parere favorevole del leader dell’opposizione laica Mohamed El Baradei.

Il 3 luglio 2013, dopo il colpo di Stato, guidato dal ministro della Difesa, il generale ʿAbd al-Fattāḥ al-Sīsī, Morsi è posto quindi agli arresti domiciliari. L’accusa: istigazione alla violenza e spionaggio. Il suo processo è stato fissato per il 4 novembre dello stesso anno.

Il 29 gennaio 2014 Morsi ha dovuto affrontare un secondo processo per l’accusa di evasione dalla prigione di Wadi al-Natrūn in cui era stato detenuto nel corso della Rivoluzione egiziana del 2011, per aver cospirato con gruppi militanti stranieri, inclusi Hezbollah e Hamas, e per aver provocato una gravissima situazione d’instabilità nel Paese. Il 16 maggio 2015 viene condannato a morte dal tribunale penale del Cairo, condanna annullata il 14 novembre 2016. Il processo è sttao dichiarato da rifare.

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