Iraq: le proteste contro il governo si allargano, bruciato il consolato iraniano di Najaf

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Iran troppo “amico” del governo iracheno? O, per meglio dire, governo iracheno troppo “sottomesso” a Teheran?
Ecco, quindi, che le proteste in Iraq varcano i confini.

E va a fuoco il consolato iraniano di Najaf, città nel sud dell’Iraq.

Ad appiccare l’incendio all’edificio sono state centinaia di persone, che hanno preso d’assalto il consolato, nuova esplosione di un profondo sentimento anti-iraniano in Iraq.

Il personale della sede diplomatica era stato già evacuato in precedenza.

Le proteste contagiano tutto l’Iraq

Da oltre un mese, Baghdad, Bassora e altre città irachene sono attraversate da manifestazioni di protesta.

I manifestanti, per lo più giovani sciiti, chiedono le dimissioni del governo e dell’intera classe politica attuale, che viene considerata corrotta e troppo vicina a potenze straniere, come l’Iran.
Da qui, le meanifestazioni anti-Teheran.

Una nota del Ministero degli Esteri iracheno prende iracheno le distanze dalle proteste contro l’Iran: “Quanto avvenuto a Najaf non rovinerà i rapporti diplomatici ra Iraq e Iran”.

Dopo due anni di relativa calma

I manifestanti incolpano i politici per l’incapacità dell’Iraq di riprendersi da decenni di guerre e sanzioni, nonostante due anni di relativa calma dopo la sconfitta del sedicente Stato Islamico.

Prima dell’assalto al consolato, a Najaf almeno cinque manifestanti sono stati uccisi negli scontri con la polizia.

A Bassora, i manifestanti hanno bloccato le strade della città con pneumatici bruciati.

Le ultime violenze portano a 345 il bilancio delle vittime da quando sono scoppiati i disordini in Iraq, il 1° ottobre scorso.

 

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