Le cose che non ho avuto mai il coraggio di dire

0
222

Il rumore della sottana

che si gonfia

nello scendere di fretta

le scale:

come dimenticarlo?

E gli zoccoli sbattuti

sulle lastre di lavagna

delle scale, per fare

maggiore rumore:

come una nuvola nera

che rotola minacciosa verso di te,

foriera di tempesta

e di sciagure:

chi può scordarli?

 

Sono rimasto immobilizzato,

ricordi?

Impietrito per cinquant’anni

con il dito proteso

di fanciullo verso la cosa

così diversa da me,

ma così parte integrante

al mio essere uomo

al punto da sentirmi

attratto dal suo dolce gorgo.

Ed io a resistere

per non deluderti.

 

L’ho cristallizzata

la cosa,

per non perdere il tuo

amore di madre e

non sono neppure riuscito

a odiarti per il tempo

che mi hai fatto sprecare

nella ricerca, cadendo spesse volte

e risollevandomi,

per poi ricadere ancora

in una continua

altalena della vita.

 

Fino a quando

non sei arrivata tu,

dolce compagna

che tieni le briglie

di questo mio cuore impazzito.

Per mano mi hai condotto

nel tuo giardino segreto

che non è concesso

agli altri di conoscere,

per insegnarmi

il reale valore delle cose.

 

Da “La Terza Stella ad Ovest di Cassiopea“, Pferraio, febbraio 2012

Lascia un commento