Sanità Usa: finalmente la democrazia?

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“John, la campagna elettorale è finita”. Ecco come ha ribattuto il presidente Barack Obama al Senatore John McCain durante il summit sulla sanità trasmesso alla televisione recentemente. L’incontro fra leader democratici e repubblicani è stato un altro tentativo di Obama di cercare un accordo bipartisan alla riforma della sanità. Sembra che il presidente abbia deciso che i democratici dovranno fare tutto da soli dato che i repubblicani insistono sulla loro linea dura che vorrebbe ricominciare tutto daccapo. Obama ed i leader democratici hanno dunque dato segnali che la riforma si farà e verrà conclusa mediante la “reconciliation” cioè a dire aggregando la nuova legge al bilancio. In tale modo si aggirerà il filibuster, la maggioranza ad oltranza richiesta al Senato. Con la reconciliation una semplice maggioranza sarà sufficiente per portare la riforma in porto dopo quasi otto mesi di dibattiti. Il piano culminerebbe con l’approvazione della Camera del disegno di legge passato al Senato “correggendolo” più tardi con dei punti fondamentali richiesti dai parlamentari liberal. Sorprende che i repubblicani non abbiano collaborato perché dopotutto il piano al Senato non sarebbe così lontano dalla loro filosofia. Il disegno di legge insisterebbe che tutti i cittadini abbiano la sanità ma costringerebbe una trentina di milioni di americani a comprarla. Quindi amplierebbe il mercato per le compagnie di assicurazioni nonostante il fatto che toglierebbe loro il diritto di non vendere l’assicurazione a coloro con malattie preesistenti. L’ampliamento del mercato ridurrebbe il rischio dell’assicurazione perché obbligherebbe tutti ad averla. In effetti, con il disegno di legge del Senato non ci si sposterebbe a un sistema sanitario governativo come avviene in Europa e in Canada. Si continuerebbe con il sistema privato che dovrebbe fare piacere al Gop e le aziende di assicurazioni. Gli americani continuerebbero ad essere soggetti al capitalismo per la sanità. I profitti delle aziende verrebbero mantenuti perché non si eliminerebbero le corporation dal mercato. Ma ai repubblicani e le compagnie di assicurazioni poco importa che quasi quarantacinque milioni di americani non si possono permettere il lusso di comprare l’assicurazione medica. Il Gop vede la sanità come un prodotto e non un diritto. Ecco perché non sciocca il fatto che recentemente la Blue Cross Anthem in California abbia aumentato le polizze individuali del 39%. Ecco perché l’esecutiva di Anthem Leslie Margolin non ha mostrato rimorso alcuno quando il parlamentare statale Dave Jones le ha domandato se “non aveva vergogna” per l’aumento osceno. Si trattava solamente di una trattativa commerciale. I prezzi aumentano e coloro che non possono comprare fanno senza. Alla domanda dei bonus ricevuti dagli esecutivi di Anthem la Margolin ha detto di non avere dettagli precisi. Il parlamentare democratico Henry Waxman a Washington ha però dichiarato che la sua commissione aveva ottenuto delle comunicazioni interne dell’azienda secondo cui la Anthem aveva pagato più di un milione di dollari in salari a trentanove dirigenti di WellPoint, che include Anthem. Dal canto suo però la Margolin ha ribadito logicamente che Steve Poizner, il commissioner delle assicurazioni della California, aveva avuto trenta giorni nel mese di novembre del 2009 per regolare gli aumenti proposti dalla Anthem. Poizner non protestò affatto. Da buon repubblicano, il commissioner credeva che gli aumenti fossero solo parte del mercato. Il problema dei costi è naturalmente legato alla filosofia dei due partiti. I repubblicani vedono la sanità come un problema di mercato che si risolve mediante la concorrenza. Dicono che il paziente e il medico devono decidere le procedure da farsi. In realtà chi decide è spesso la compagnia di assicurazione come qualunque americano potrebbe facilmente testimoniare. I democratici però dicono che il governo dovrebbe avere un ruolo in questa situazione. Non si tratta di un ruolo predominante perché nel disegno di legge approvato dal Senato esiste una forte influenza del mercato. Il senatore repubblicano Tom Coburn dell’Oklahoma ha affermato che i democratici vogliono approvare la loro riforma sulla sanità con “trucchi procedurali” perché cercheranno di farlo mediante la reconciliation. Si sbaglia. La reconciliation richiede una semplice maggioranza. In effetti, la democrazia in azione. I repubblicani ne sanno qualcosa.Hanno usato la reconciliation ben sedici volte mentre i democratici solo sei volte. L’uso della reconciliation non creerà un sistema di sanità ideale ma certamente consisterà di un passo avanti. Bisogna vedere però se i democratici riusciranno a convincere il 51% dei legislatori a votare per la riforma.

Domenico Maceri