I clandestini e la politica in Usa: fra legalità e umanità

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Il cognome del marito di Meg Whitman è Harsh (duro, aspro). Ecco come si potrebbe definire la linea della Whitman verso i clandestini. La Whitman, come si sa, è la candidata repubblicana a governatore dello Stato della California. La tolleranza zero delle sue dichiarazioni politiche verso i clandestini però non combacia con la pratica nella sua vita personale.
La Whitman ha licenziato la sua cameriera, Nicky Diaz Santillan, dopo che lei la informò di essere clandestina. Santillan era stata assunta da Whitman nove anni fa attraverso un’agenzia alla quale aveva presentato documenti falsi.
Dopo aver perduto il suo lavoro, Santillan ha deciso di denunciare la sua ex padrona perché secondo lei era stata costretta a lavorare extra e non era stata pagata.
L’annuncio della situazione ha ovviamente causato grossi grattacapi politici a Whitman. Le accuse di ipocrisia le sono piovute addosso non solo dai democratici ma anche da alcuni repubblicani che già la consideravano non abbastanza dura con i clandestini.
Su questo punto la Whitman ha sostenuto una linea dura. Ciò lo ha dimostrato, secondo lei stessa, il licenziamento di Santillan non appena aveva scoperto che  la cameriera era clandestina. Whitman si è difesa dicendo che lei non aveva nessuna colpa dato che aveva assunto la Santillan mediante un’agenzia la quale era responsabile per il controllo dei documenti. Il problema per la candidata è che la legge americana dice che il datore di lavoro che paga l’impiegato deve assumersi la responsabilità per il controllo dei documenti. Nonostante il fatto che l’assunzione era avvenuta mediante l’agenzia, la Whitman pagava direttamente la cameriera. Quindi lei doveva riempire il modulo I-9 richiesto dalla legge. Non lo fece.
Sapevano Whitman ed il marito che la Santillan era nel Paese illegalmente prima di licenziarla? Sei anni fa avevano ricevuto una lettera dalla Previdenza Sociale dichiarando che vi erano possibili irregolarità nei dati personali della loro impiegata. Il marito aveva scritto una nota sulla lettera consegnandola a Santillan chiedendole di effettuare i controlli necessari. Qualcosa quindi avranno saputo, anche se non gli avranno fatto caso.
La Whitman e suo marito consideravano la Santillan parte “della loro famiglia”. Quando la Santillan gli ha chiesto assistenza per regolarizzare il suo status immigratorio la hanno licenziato. Non una bella maniera di trattare un membro della famiglia.
La questione dei clandestini è spinosa per tutti gli americani e specialmente in California. In un modo o nell’altro quasi tutti hanno dei contatti con i clandestini i quali accettano i lavori più umili non solo facendo le pulizie nelle case dei benestanti ma anche nei ristoranti e ovviamente nei lavori agricoli. Queste persone sono molto vulnerabili e si sforzano a non attirarsi l’attenzione delle autorità. Non è raro che vengano abusati e spesso non pagati completamente per il loro lavoro.
Come ha spiegato il Cardinale Roger Mahoney di Los Angeles in un suo recente intervento, i clandestini sono accettati per i lavori ma allo stesso sono criticati per avere attraversato la frontiera illegalmente.  E come se alla frontiera ci fossero dei cartelli invitandoli ad entrare con offerte di lavoro ma allo stesso tempo sarebbero informati di non entrare nel Paese.
Nel loro secondo dibattito per la poltrona di governatore della California la Whitman e Jerry Brown, il suo avversario democratico, hanno discusso a lungo la questione dei clandestini. Il dibattito è stato sponsorizzato in parte dalla rete televisiva in spagnolo Univisión. Inevitabilmente il discorso della Santillan è stato discusso. Whitman ha accusato Brown di essere lui ad avere incitato la Santillan a venire a galla per ragioni politiche. Gli ha detto che “dovrebbe vergognarsi” per avere messo in pericolo la Santillan di essere deportata. La Nicky che è emersa pubblicamente non era “quella che aveva lavorato” per lei per nove anni.
Dal canto suo Brown ha risposto per le rime accusando la Whitman di ipocrisia quando lei afferma che i datori di lavoro “devono essere responsabili” e puniti se assumono lavoratori clandestini. La Whitman, secondo Brown, non ha fatto altro che dire una cosa e fare esattamente il contrario.
Alla fine del dibattito una domanda di una studentessa universitaria che non ha rivelato il nome ha chiesto l’opinione dei due candidati sul Dream Act. Questo disegno di legge aprirebbe le porte della cittadinanza americana ai figli dei clandestini residenti in America se completassero due anni di università o si arruolassero nelle forze armate americane. Whitman ha detto di essere contraria. Brown ha dichiarato invece di favorire il disegno di legge.
Due visioni di come trattare gli immigrati. La prima come usa e getta, la seconda che vede l’umanità degli immigrati.

Domenico Maceri

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