Pelosi: la minoranza sempre potente

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Washington – “Sembra proprio che non abbiano capito il messaggio degli elettori”. Parla Eric Cantor, parlamentare repubblicano dello Stato di Virginia, in un’intervista alla Fox News per descrivere l’atteggiamento del Partito Democratico all’indomani della  sonora sconfitta nelle recenti elezioni di midterm.
Cantor, il minority whip repubblicano alla Camera, si riferiva in particolar modo alla possibile elezione di Nancy Pelosi a leader del Partito Democratico che avrà la minoranza nella nuova Camera.
Cantor non è l’unico a credere che Pelosi dovrebbe dimettersi data la sconfitta del suo partito. Alcune voci del Partito Democratico si sono alzate contro la Pelosi considerandola responsabile della perdita di sessanta seggi alla Camera. Si dovrebbe fare dunque piazza pulita dei leader democratici. Nel caso della Pelosi si tratta della sua reputazione di ultraliberal che secondo alcuni avrebbe causato la sconfitta democratica.
Data la svolta a destra del risultato elettorale occorrerebbero volti nuovi moderati  per potere fare fronte alla nuova realtà politica.
La Pelosi è però battagliera ed ha deciso che sarà candidata alla carica di leader democratico alla Camera. Forte della sua vittoria personale a deputato del suo distretto nella zona di San Francisco avendo ricevuto l’ottanta percento dei consensi, la Pelosi crede che sarà necessaria una voce sonora per contrastare la maggioranza repubblicana che vorrà smantellare l’agenda legislativa della sua leadership.
La Pelosi ha dichiarato in una lettera che la “sua” Camera ha approvato una serie di nuove leggi che hanno spinto il Paese sulla strada giusta. In particolare la Pelosi  ha citato lo stimolo all’economia, la difesa del Social Security e il Medicare, la riforme finanziarie a Wall Street e ovviamente la riforma sulla sanità.
Non ha torto quando dice che questi sono stati grossi successi anche se riconosce che l’economia continua a stentare. La disoccupazione continua ad aggirarsi sul 9,5% anche se qualche bagliore di ripresa si è cominciato a vedere.
La Pelosi non accetta la sconfitta alle elezioni come risultato dell’agenda attivista della Camera. In un certo senso ha ragione considerando il fatto che  la critica situazione economica in California non ha regalato vittorie repubblicane alla carica di governatore né a quella del Senato. Infatti, le cariche importanti del Golden State sono andate a candidati democratici. Bisogna anche rilevare che  oltre alla questione dell’economia i candidati repubblicani come Meg Whitman e Carly Fiorina hanno speso più di 200 milioni di dollari ottenendo pero risultati negativi.
In altri Stati però i repubblicani hanno avuto successo. Ma i candidati democratici che hanno perso erano in generale democratici di destra i quali non erano abbastanza conservatori per gli elettori. Si tratta di “blue dog democrats” i quali hanno cercato di allontanarsi dall’agenda politica democratica. Ventotto dei cinquantaquattro membri della Blue Dog Coalition alla Camera  non sono stati rieletti. Dei settantotto membri del Progressive Caucus,  l’ala sinistra, invece, solo tre non sono stati rieletti.
I repubblicani vorrebbero che Pelosi si mettesse da parte ed infatti hanno cercato in ogni modo di ottenere il loro scopo. Hanno speso più di sessanta milioni di dollari in annunci contro di lei etichettandola di essere ultraliberal anche mediante la reputazione estremista della città di San Francisco che lei rappresenta a Washington.
I repubblicani vorrebbero dunque un altro leader democratico per ragioni politiche.  La loro preferenza sarebbe un “blue dog democrat” il quale sarebbe più malleabile ai loro tentativi di rovesciare le recenti leggi approvate dalla leadership di Pelosi. Una battagliera come Pelosi gli renderebbe il lavoro più difficile e forse anche impossibile.
Bisogna ricordare che nonostante la loro netta maggioranza alla Camera i repubblicani non controllano il Senato e la Casa Bianca è anche nelle mani di Obama, un democratico. Eventuali disegni di legge estremisti approvati dalla Camera dovrevvebbero poi fare i conti con il Senato e il possibile veto di Obama.
La Pelosi è stata efficace ad approvare parecchie nuove leggi ed ha cooperato con il presidente Obama. Anche nel suo ruolo di leader del partito di minoranza sarebbe un’efficace argine contro il possibile estremismo dei repubblicani. Se dovesse essere messa da parte darebbe anche un chiaro segnale e riconoscimento dei democratici che la vittoria repubblicana  e la filosofia  conservatrice sono il cammino da seguire.

Domenico Maceri