Lavoratori qualificati poveri e sfruttati, l’ira della Sassone

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“Il settimanale L’Espresso racconta una serie di storie di ordinaria disperazione di ragazzi e lavoratori che giovani non sono più. Si tratta di persone cresciute con la convinzione che il sacrificio, il merito, la competenza, sarebbero stati strumenti sufficienti per garantirsi quantomeno, una vita dignitosa. E invece non funziona così”.

Queste le prime amare parole della viceresponsabile per il Lavoro e l’Occupazione dell’Italia dei Diritti, Antonella Sassone, in seguito all’inchiesta del periodico L’espresso che fotografa una realtà lavorativa da terzo mondo, insostenibile perché fatta di salari miseri e priva di qualsiasi tutela in caso di malattie, permessi, ferie e tutti quei diritti, un tempo garantiti, ora vanificati dalla precarietà che si traduce in povertà e impossibilità di sopravvivere visto che negli ultimi decenni si è assistito a una forte riduzione degli stipendi.

I figli, pure qualificati, hanno compensi molto inferiori a quelli dei genitori. Queste persone risultano occupate ma non hanno abbastanza denaro per essere autosufficienti e crearsi una famiglia o una vita propria. Ci si arrangia a fare tanti lavori senza prospettiva alcuna.

Tuona sdegnata l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro: “Lo sanno bene le persone comuni, che non hanno nulla da spartire con la corte di Versailles che vive in una vergognosa opulenza predicando che non ci sono soldi, non c’è lavoro perché c’è la crisi. La recessione ci sarà pure, ma che in Italia non ci sono fondi per sostenere giovani, lavoratori e famiglie non è vero. Basta guardare le spese per le grandi opere, cattedrali nel deserto che hanno come unico scopo quello di far incassare agli amici degli amici il più possibile. O alla meritocrazia della politica che è un meretricio intellettuale e non solo. E poi chi sta al Governo che ne sa di che cosa significa vivere con 500 euro mensili, non poter costruire una famiglia perché l’affitto costa caro e a fine mese non ci si arriva. Che ne sanno del senso di frustrazione di un giovane, di un lavoratore, che non ha prospettiva. Dei sacrifici fatti sui libri, delle privazioni delle famiglie per garantire ai propri figli un’istruzione e un futuro migliore. E il sesso femminile paga sempre il prezzo più alto: non solo peggio retribuito ma addirittura penalizzato per la condizione di donna, dove la rinuncia alla maternità è condizione necessaria, ovviamente non sufficiente, per poter ambire anche al più misero e sottopagato dei lavori. E chi ce lo spiega perché è andata così? Chi ce lo spiega perché il mercato del lavoro è una spartizione di raccomandazioni senza merito? E a noi altri restano le briciole. Una guerra tra poveri”.

La Sassone conclude con una stoccata a chi dovrebbe impedire questo tipo di sfruttamento e soprusi: “I sindacati denunciano, benissimo, è un loro diritto. Ma sarebbe anche un loro dovere tutelare i lavoratori e non fare accordi scellerati col Governo. Certo, quando penso ai sindacalisti che da un giorno all’altro si trasformano in politici di grido smetto di farmi domande, è tutto chiaro. Il mercato del lavoro è lo specchio più immediato del modo di far politica, è la cartina tornasole del bilancio che è quell’atto in cui un governo decide a chi dare i soldi e a chi non darli. In questi giorni si parla di misure restrittive necessarie. Ma chi deve farli questi sacrifici? Scommetto che la corte di Versailles e tutti i giocolieri, dame di corte e faccendieri non ne saranno toccati”.

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