Istat: crescita lenta, occupazione in calo, un quarto degli italiani a rischio povertà

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Roma – È allarmante il quadro che emerge dal rapporto annuale dell’Istat “La situazione del paese nel 2010”. Secondo i dati analizzati dall’Istituto italiano di statistica, nell’ultimo decennio la crescita dell’Italia, “con un tasso medio annuo di appena lo 0,2% contro l’1,3% registrato dall’Ue e l’1,1% dell’Uem”, è stata la peggiore tra tutti i Paesi dell’Unione europea. Nel rapporto si legge che nel nostro Paese “la crisi ha portato indietro le lancette della crescita di ben 35 trimestri, quasi dieci anni” e l’attuale “moderata ripresa” ne ha fatti recuperare soltanto 13. In sintesi l’Italia è il “’fanalino di coda nell’Ue per la crescita”.

L’intero sistema produttivo italiano è caratterizzato da una “debolezza complessiva” che rende ancora più complicato “agganciare la ripresa in corso”. Nell’anno appena trascorso il livello del Pil “è risultato ancora inferiore di 5,3 punti percentuali rispetto a quello raggiunto nel 2007, mentre il divario da colmare è del 3,7% nel Regno Unito, del 3% in Spagna e di appena lo 0,8% e lo 0,3% in Francia e in Germania”. Anche la crescita del primo trimestre del 2011 è “ancora molto lenta” e segna nuovamente “il divario con l’Europa”.

Nel nostro Paese circa un quarto della popolazione (il 24,7%) è a rischio di povertà o esclusione sociale. Un dato ancor più preoccupante se paragonato con la media europea che è del 23,1%. Nell’ultimo anno il potere di acquisto delle famiglie è diminuito di un ulteriore 0,5% rispetto al 3,1% del 2009. Il tasso di risparmio delle famiglie italiane, inoltre, è sceso per la prima volta al di sotto degli altri paesi dell’eurozona. Lo scorso anno la propensione al risparmio si è attestata al 9,1%, “il valore più basso dal 1990”.

Allarmanti i dati sull’occupazione. “Nel biennio 2009-2010 il numero di occupati è diminuito di 532mila unità”, di cui più della metà al Sud. I più colpiti sono i giovani al di sotto dei 30 anni, che da soli rappresentano 501mila occupati in meno. I disoccupati italiani sono 2,1 milioni, il livello più alto dal 2002, e oltre 2 milioni (1 su 5) sono anche i giovani che non studiano e non lavorano. Il 15% delle donne, poi, è costretto a smettere di lavorare per la nascita di un figlio.

Rimane consistente il fenomeno degli abbandoni scolastici prematuri, che si attesta al 18,8% nel 2010, in particolare tra i giovani di sesso maschile.

2 Commenti

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