L’Economia italiana: piccole e medie imprese vessate e a rischio sopravvivenza

Analisi economico politica di Francesca Caricato e Mirko Semperlotti

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Milano – L’economia italiana nella sua ossatura è composta nell’80% da piccole e medie imprese di natura principalmente artigiana, aziende che l’Europa non riconosce per privilegiare i grossi gruppi ma che servono tenere in piedi un tessuto sociale, culturale ed economico che i grossi gruppi annienterebbero con la conseguenza di tantissimi super poveri.

Ognuna di queste aziende paga le tasse senza sconti principalmente con una tassazione diretta al 65% sugli UTILI i quali servono a mantenere anche inumerosi enti inutili europei.

Ciò vuol dire che l’investire nuove risorse è pressochè impossibile, altrimenti il bilancio preventivo di inizio anno non sarebbe possibile redigerlo.

Il 35% rimanente viene utilizzato qualora non sussistano spese straordinarie in ricerca verso mercati esteri, anticipo iva ancora da conseguire per l’anno a venire, pubblicità, pagamenti di ordini professionali ove occorra, consulenti, imu, tari, irap, ires, gabelle regionali, provinciali, affitti di locali e di macchinari  e di eventuali nuove tasse sui dipendenti, nonchè formazione aziendale obbligatoria a spese dell’azienda, nonchè corsi sulla sicurezza e privacy, oltre a spese di adeguamento che provengono dalla medesima legislazione europea come il nuovo GDPR, che peraltro è una ulteriore gabella inutile dal momento che  la privacy non è mai stata tanto violata come in questo periodo.

Permettere poi alle multinazionali di assorbire, consorziare o rilevare piccole e medie aziende comporterebbe un ulteriore sfoltimento di personale che riterrebbero inutile.
E’ noto infatti che le multinazionali pensano solo agli utili detenuti soprattutto all’estero e perciò esenti da tassazione, vedi Fiat che è stata pure beneficiata di aiuti di stato ovvero dei contribuenti.
L’industria 4.0 tanto voluta, ovvero Legge Sabbatini ter, permette alle aziende ESTERE  di ricevere aiuti statali italiani per un periodo massimo di 4/5 anni al termine dei quali, consumati i benefici, tali aziende emigrano nuovamente come capita alle molte aziende turche.
Le aziende italiane, infatti, non si possono permettere l’industria 4.0 se non in pochi casi, perchè dopo 4 anni pagherebbero gli interessi su quello che hanno preso stile mutuo, come viene considerato dale banche, perciò non ricevrebbero nessun beneficio come per il Patent Box che peraltro è usato come metodo di controllo del rientro dei patrimoni dall’estero o royalty fissa a favore dell’agenzia delle entrate per gli anni successivi.
La globalizzazione come viene intesa in Inghilterra è valida soltanto per i paesi che hanno avuto un passato mercantile nel quale non esistono sindacati come quelli italiani e nemmeno tassazioni tali da impedire qualunque tipo di investimento a favore dell’azienda stessa, nè controlli igienico sanitari e vari altri “pizzini”.
Peraltro, la massiccia emigrazione da colonie francesi, da guerre causate per scopi economici che hanno favorito le lobbies del petrolio e delle armi finanziatori dei democratici negli USA, nonchè l’epidemie di malatte create in laboratorio e sperimentate in Africa stile ebola volte a favorire le altre multinazionali farmaceutiche oggi divenute holding tedesco-statunitensi  si riversa sul Mediterraneo su grecia, Turchia, e Italia e l’Europa priva di qualunque pensiero politico si disinteressa e a volte è connivente con le disgrazie causate a questi Paesi da governi autorizzati o controllati dai medesimi coloni che prendon, ma rendno elemosina comune.
Pertanto quando gli stessi hanno preso le armi contro pretese dittature, dimenticano che molte altre ce ne sono e spesso con il loro benestare, ma in tal caso non parlano di diritti umani.
Poi che in Italia ci siano aziende familiari gestite dal padre padrone è vero, ma spesso il padre padrone non riceve nemmeno lo stipendio e i manager di cui si disucte se rimangono in Italia non sono nemmeno i migliori, perchè i migliori vanno dove vengono lutamente pagati
Il mondo non è tutto uguale e va analizzato paese per paese, storia per storia, altrimenti si rischia di entrare in un pensiero unico che crea solo morti di Stato.
Francesca Caricato e Mirko Semperlotti