Via libera al salvataggio di Alitalia

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Alberto D’Argenio
Ancora una volta per Alitalia si preannuncia un autunno incandescente sull’asse Roma-Bruxelles. Il governo cerca di ottenere dalla Commissione europea il via libera alla nazionalizzazione della compagnia, ma gli ostacoli non mancano. Tanto che nella capitale dell’Unione emerge che non sarebbe sgradita l’apparizione di un privato pronto a partecipare all’operazione che dovrebbe sfociare nella nascita del nuovo vettore pubblico grazie a 3 miliardi di aiuti statali.
La prima partita si gioca sui 350 milioni di aiuti al vettore per compensare i danni causati dal Covid. I soldi già stati stanziati dal governo non sono stati incassati da Az in attesa del via libera Ue. Il pronunciamento dovrebbe arrivare entro fine settembre, ma probabilmente Bruxelles chiederà di ridimensionare il sostegno a una cifra tra i 200 e i 250 milioni. Subito dopo sarà esaminato il capitolo aiuti di Stato: nel 2017 la Commissione europea ha aperto una procedura legata al prestito ponte concesso dal governo per tenere in vita Alitalia, evitando di affondare il colpo – che avrebbe decretato il fallimento di Az – in attesa della nascita di una nuova compagnia. Ad oggi, gli aiuti pubblici sono saliti a 1,3 miliardi. Cifra che salvo sorprese sarà considerata quasi integralmente sussidio illegale dalla Ue. La partita si concentrerà su come sterilizzare l’eventuale condanna, ovvero come scaricarla sulla vecchia compagnia (che non avrà i mezzi per rimborsare lo Stato) evitando di caricare il debito sulla nuova Alitalia, che a quel punto rischierebbe subito il tracollo. Per riuscire nell’impresa, il governo dovrà dimostrare una discontinuità tra la vecchia e la nuova Az. Sarà necessario un cambio di logo, una modifica delle rotte e della flotta e soprattutto un intervento sul personale, con la separazione del ramo volo dai servizi a terra che dovrebbero essere ceduti con il rischio di ricadute occupazionali.
Se Bruxelles appare pronta a trattare per rendere meno doloroso questo passaggio, sembra più difficile trovare una soluzione ai 3 miliardi pubblici che il governo verserebbe per la nazionalizzazione della compagnia. Per evitare lo stop Ue per aiuti di Stato, il governo dovrebbe garantire che il suo intervento seguirebbe la logica di un investitore di mercato, ovvero dimostrare la redditività dell’operazione. Ad oggi impresa piuttosto complicata. Tanto che secondo diversi interlocutori la Commissione gradirebbe l’ingresso di un privato – insieme allo Stato, se non al suo posto – che renderebbe più facile dimostrare la compatibilità della nuova compagnia con le regole Ue sulla concorrenza.
Un’altra strada sarebbe quella di andare avanti senza via libera Ue, subire una procedura e sperare di avere il tempo di dimostrare tra qualche anno che il salvataggio ha rispettato le regole del mercato. Ma sembra difficile che Bruxelles possa concedere all’Italia i tempi supplementari, specialmente se dovessero arrivare denunce dai concorrenti di Az. (da Repubblica)

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