Elby, il delfino mascotte di ItalyNews.it

elby

Era questione di odori nell’aria, di sapori antichi.

Le particelle olfattive portate dal vento avevano messo nuova vigoria nelle membra del vecchio pescatore dell’isola di Capraia.

Aladino si era svegliato di buon’ora, quella mattina, come per rispondere a un richiamo che avvertono gli esseri che regolano la propria vita con i grandi cicli della Natura. gozzo

Il pescatore sapeva che il 21 Marzo si sarebbe verificato un’eccezionale congiunzione tra mare e cielo: la Luna starebbe sul punto di lasciare il suo apogeo, non prima però di entrare in contatto con Urano.

Un fenomeno eccezionale che faceva gridare al miracolo perché rappresentava la rinascita, il rinnovo delle stagioni.

La primavera. L’esplosione della vita.

Ma prima che essa si verificasse sulla Terra, accadeva qualcosa di straordinario in mare.
E di questo Aladino era al corrente. Perciò si era svegliato alle prime luci dell’alba per andare al suo fondaco al porto. Una calma incredibile davanti alla Torre del porto dell’Isola.

Un silenzio profondo, interrotto solo dallo scricchiolio delle assi di legno dell’imbarcazione che strusciavano sull’acqua e dai canapi che a stento tenevano i remi fermi sugli scalmi, dato che lui con le forcelle non si trovava mai, oggetti troppo moderni e poi sottoposti a rompersi facilmente.

Era solo, Aladino. Dietro di sé si lasciava punta del Vecchione diretto sempre a nord-est, in direzione della costa del continente che però non distingueva ancora, immerso com’era nel bianco vapore che trasudava dal mare, il callìgo come lo chiamavano sulle isole dell’arcipelago toscano i pescatori.

Andava dietro ai suoi pensieri Aladino, mentre azionava la stessa cadenza e forza sui remi. Srotolava, allo stesso tempo, gomitoli di ricordi. Era contento in cuor suo perché rispondeva anche quest’anno, come lo aveva fatto in quelli precedenti, a un richiamo che era scritto nel grande libro della Natura. gabbiani
Fu riportato alla realtà da uno stormo di gabbiani che volavano alti nel cielo.

“Ci siamo” disse fra sé ed attese, come il promesso sposo attende la sposa sugli scalini del sagrato di chiesa il giorno del matrimonio.

Ad un tratto il capostorno deviò e si buttò in picchiata sulla distesa del mare.

“Le ha viste” commentò allora Aladino e, come se fosse punto da una giovanile forza, si gettò sui filaccioni che aveva preparato e che aveva messo sul fondo dello scafo.

Iniziò così il rito della stesa in acqua.

A larghe bracciate, come fa il seminatore sui campi, Aladino calava gli ami incurante del gelo che avvertiva alle dita rattrappite e grinzose. Sapeva che doveva far presto perché le alici grasse e pingui che risalivano il Tirreno provenienti dall’Africa e dirette a nord in Liguria avrebbero richiamato altri pesci più grossi, i tonni che invece si muovevano dalle Baleari, stanchi per il tragitto ricoperti ed avidi di cibo.

Aladino, se avesse avuto fortuna, poteva catturare gli uni e le altre per venderli quel giorno stesso al mercato del porto. Ma doveva agire in fretta perché le saporite alici avrebbero richiamato anche le foche monache che vivono nelle grotte dell’isola di Montecristo e perché no anche qualche esemplare di delfino.

Insomma si stava per svolgere in quel punto del Tirreno un grande incontro tra cielo e mare: un solenne banchetto al quale anche il nostro anziano pescatore non voleva mancare.

Fu ancora l’insistente gracchiare stridulo di una gabbianella a dare il segnale che era iniziata la caccia e fu come se all’improvviso lo specchio d’acqua ribollisse di milioni di esseri dietro ai banchi di sardine che striavano con i loro colori argentei il mare.

Il 21 Marzo l’acqua s’inverdisce, come sulla Terra i fiori di scogliera aprono le loro corolle. Il mare diventa ricco di placton in maniera straordinaria.
La grande massa di piccoli esseri viventi viene trascinata dalle correnti calde dal sud verso il nord del Mediterraneo e, all’altezza dell’isola di Capraia, in coincidenza con lo scalino rappresentato dalla piattaforma continentale, essa viene spinta quasi a fior d’acqua costituendo un piatto appetitoso per le alici.

Accade cioè quell’eccezionale fenomeno rappresentato dalla catena alimentare che garantisce la vita sul nostro pianeta. Gli esseri microscopici attiravano le alici; queste richiamavano i tonni e i gabbiani reali, ma non solo: anche le foche e i delfini. E il nostro Aladino.

Tutto ciò lo conosceva a mena dito il pescatore di Capraia ma non poteva immaginarsi come sarebbe andata a finire la giornata.

Fu una procellaria a dare l’allarme e lo stormo dei gabbiani si riportò in quota.

“Che succede? Perché rifiutano il cibo?”

Aladino lo capì poco dopo, quando un gabbiano ritardatario appena immerso non riuscì più a riprendere il volo e scomparve in acqua.

“Pericolo! Pericolo!” schiamazzarono i gabbiani.

Era una massa scura che avanzava da nord.
i02_21zAladino non poteva sapere che quella stessa mattina una petroliera, la Haven, era affondata nel porto di Genova sversando in mare 50 mila tonnellate di greggio. La peste nera tra poco si sarebbe abbattuta come un’ombra di morte su coste e isole del Tirreno.

Se ne accorsero i tonni che evitarono di nuotare in superficie e le alici che s’inabissarono dirigendosi sempre verso sud-ovest, cercando altre praterie di placton. Chi ne fece le spese fu un delfino che non si avvide in tempo della grande macchia nera finendoci in mezzo. Il greggio gli procurò gravi danni.

“Aladino, sto morendo”
“Cos’è che te lo fa pensare?”
“Questa roba che ho addosso: puzza in modo così incredibile da levarmi il respiro”
“Non ti preoccupare, nuotami accanto. Ti porterò al porto. Ti laverò e ritornerai come un tempo”
“Non ce la faccio, Aladino. Sono quasi allo stremo e poi… sto per avere un figlio”

Aladino si sporse dalla barca e guardò sotto la pancia del bestione marino ferito a morte.

“Ti passerò una sartia attorno al corpo così non farai fatica”
“Non riuscirò a vedere il faro dell’Isola”

Aladino si accanì allora sui remi non curandosi più del pescato e dei filaccioni che ormai erano in balia dell’onda nera.

Remò con forza come quand’era giovane, ma si accorse che il carico era pesante e la barca non acquistava in velocità.

“Ho finito il mio tempo, Aladino”
“Ma non dire sciocchezze, non si può morire il 21 Marzo!”
“Promettimi di aver cura del mio piccolino”
“Lo curerò, come avresti fatto tu”
“Lo proteggerai, vero?”
“Lo proteggerò”
“Gl’insegnerai le correnti?”
“Conoscerà le correnti del nostro mare”
“Gli dirai che cosa accade il 21 Marzo?”
“Lo imparerà. Oh! come se lo imparerà”

Un piccolo getto d’acqua uscì dalla sua bocca: sembrava un sorriso e fu invece il suo ultimo grazie al dio del mare e degli abissi; poi l’onda riprese ad accarezzare il suo corpo come per premiarlo d’aver messo al mondo un piccolo essere.

Vicino alla carcassa della madre nuotava ora un minuscolo delfino. Aladino mise le mani in acqua agitandole per richiamare la sua attenzione.

“Vieni, mio piccolo Elby, il mondo non è questo”.

Lasciò libera la cima dove era assicurata la madre che a poco a poco fu risucchiata dai gorghi marini.

tramontoAladino si portò così alla sua Isola la più bella preda che avesse mai catturato nella sua lunga vita di pescatore, mentre il sole giocava a rimpiattino dietro all’isola d’Elba.