A caccia di tesori dell’arte nei luoghi di culto marinesi

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Gli oratori e le cappelle private marinesi sono una fonte inesauribile di opere d’arte. Restituiscono quadri di natura religiosa databili fine Seicento-primi Settecento, di pregevole fattura, rimasti appesi ai muri per secoli. Dimenticati, fino a ieri. «Ma occorre far presto per recupararli – dice Michelangelo Zecchini, archeologo e storico dell’Isola d’Elba, consulente del Comune a titolo gratuito per i beni culturali e artistici – il tempo si è accanito sulle tele, le cornici e i colori che rischiano di svanire, se non si interviene prontamente».
Il ritrovamento è il risultato del censimento voluto dal Comune, la prima ammistrazione di Marciana Marina – rileva lo stesso Zecchini – a interessarsi di queste cose, sulle emergenze storico-archittoniche, demo-etno-antropologiche che insistono sul territorio del più piccolo comune della Provincia.
Il primo risultato è stato il ritrovamento di un quadro fine XVII, o inizi XVIII secolo raffigurante la Madonna Addolorata con una cerchia di santi fra cui San Cerbone (patrono della diocesi di Massa Marittima-Piombino) e Santa Chiara (patrona di Marciana Marina), recentemente restaurato e riportato agli antichi splendori.
«Il censimento che stiamo facendo – dice ancora Michelangelo Zecchini – va dall’archeologia, all’urbanistica, dall’etnografia all’antropologia, agli usi e ai costumi della popolazione, ai mestieri, alla marineria, alle attività commerciali, alla pesca». C’è di tutto in questo immenso caleodoscopio.
Ne esce fuori la storia stessa di Marciana Marina.
«Del resto si sa – dice l’archeologo che è nato all’Elba – che la Torre del porto, emblema di Marciana Marina, è stata eretta attorno al 1560. È a partire da questo anno che comincia a formarsi il primo vero insediamento abitativo al Cotone. Il quadro generale nel medio Tirreno era cambiato grazie alle fortificazioni erette attorno a Cosmopoli e a Portolongone; le scorribande piratesche terminarono. Non ci fu più motivo che la gente restasse nei centri collinari. Attorno a questo periodo si costruirono le prime abitazioni rivierasche e il paese a formarsi».
È proprio tra il Seicento e il Settecento che, insieme alle case, si eressero tanti piccoli oratori, testimonianze di una “difffusa religiosità” fra la gente.
«C’era – dice ancora Zecchini – un bisogno di religiosità davvero incredibile che la dice lunga sulle condizioni di vita di allora così precarie e sottoposte a una continua mutabilità».
Non solo cappelle e oratori; ma anche vigneti, appezzamenti di terreno, terrazzamenti. Ce ne sono alcuni che risalgono a secoli orsono e continuano a svolgere la funzione per cui sono stati creati. E, rimanendo in tema di vino, ci sono le cantine con i palmenti. «Il vino era la risorsa principe della Marina – conclude lo storico consulente del Comune – insieme all’agricoltura e agli orti con i loro pozzi a testimonianza della ricchezza idrica del territorio dell’isola».

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