Coronavirus: pronti 50 milioni per incentivare la produzione di mascherine

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Al fine di assicurare la produzione e la fornitura di dispositivi medici e dispositivi di protezione individuale e a condizioni di mercato”, vista la loro attuale “inadeguata disponibilità”, Invitalia “è autorizzata a erogare finanziamenti mediante contributi a fondo perduto e in conto gestione, nonché finanziamenti agevolati, alle imprese produttrici di tali dispositivi” per un ammontare di 50 milioni. Lo prevede la bozza del decreto sulla sanità che l’ANSA ha visionato. Inoltre “la tempestiva acquisizione dei dispositivi di protezione individuale e medicali”, la Protezione civile “è autorizzata all’apertura di apposito conto corrente bancario per consentire la celere regolazione delle transazioni che richiedono il pagamento immediato o anticipato delle forniture”.

“È del tutto infondata la notizia di un commissariamento delle Regioni: lavoriamo gomito a gomito con le Regioni” nella gestione dell’emergenza Coronavirus. Lo dichiara il ministro della Salute Roberto Speranza.

Ecco le altre novità previste dalla bozza

“Al fine di fronteggiare l’eccezionale carenza di personale medico e delle professioni sanitarie, le strutture private, accreditate e non, sono tenute a mettere a disposizione il personale sanitario in servizio nonché i locali e le apparecchiature presenti nelle suddette strutture, richiesti dalle Regioni Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto”.

I prefetti potranno “requisire strutture alberghiere idonee ad ospitare persone in sorveglianza sanitaria e isolamento fiduciario o in permanenza domiciliare” quando il periodo di quarantena non si possa trascorrere a casa. Si prevedono anche delle “indennità di requisizione” sulla base di criteri stabiliti da un successivo Dpcm su proposta del ministro dell’Economia.

Anche la sanità privata sarà chiamata a dare il suo contributo per fronteggiare l’emergenza Coronavirus. Le Regioni sono autorizzati ad acquistare “ulteriori prestazioni” dalle strutture private che saranno anche “tenute a mettere a disposizione il personale sanitario in servizio nonché i locali e le apparecchiature” richiesti da “Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto” quando manchi il personale perché “ricoverato” o in quarantena per il contagio da Covid-19.

Infine, la giustizia potrebbe fermarsi fino al 30 giugno. La norma, a quanto si apprende, è soggetta a variazioni che potrebbero essere decise nel Consiglio dei ministri delle 18. Previsto quindi il rinvio delle udienze civili e penali “a data successiva al 30 giugno 2020” con alcune eccezioni specificate, mentre potrebbero celebrarsi a porte chiuse le udienze previste come pubbliche.

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