Berlusconi come Leone? Stesso metodo, stesso editore, simili accuse

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leone1In questi giorni mi sembra rivivere una parte della mia vita giovanile. Avevo 17 anni, era il 1975, e iniziavo, piano piano ed a piccoli passi, ad occuparmi della vita sociale ed economica dell’Italia. Ed ho vissuto i tre anni che hanno portato un Presidente della Repubblica a dare le dimissioni per un fatto che non aveva fatto.
Era Giovanni Leone.
Veniamo ai fatti.
A partire dal 1975 Leone e i suoi familiari si trovarono al centro di attacchi violentissimi e insistenti, mossi soprattutto dal Partito Radicale di Marco Pannella, dal settimanale L’espresso, in particolare dalla giornalista Camilla Cederna che nei primi mesi del 1978 pubblicò per tipi di Feltrinelli un pamphlet su presunte irregolarità commesse dal presidente e dei suoi familiari (volume per il quale la giornalista subì una condanna al pagamento di un ingente risarcimento) e dal periodico “OP” di Mino Pecorelli. Le illazioni sarebbero state in parte alimentate da alcuni ambienti della Democrazia Cristiana e da elementi vicini alla loggia P2 di Licio Gelli[senza fonte]. Fino al giorno delle sue dimissioni, Leone preferì non rispondere pubblicamente, chiudendosi in un dignitoso silenzio (l’unica volta che perse le staffe fu in occasione di una visita ufficiale a Pisa, quando, agli studenti dell’estrema sinistra che lo insultavano, rispose facendo il segno delle corna). A reagire furono soltanto i suoi familiari, chiamati anch’essi in causa e che vennero successivamente assolti da qualsiasi addebito.

Leone contava anche sul sostegno della DC, partito che lo difese senza troppa convinzione.
Basti dire che il 15 ottobre 1975 Leone inviò un articolato messaggio alle Camere [8] , la DC si adoperò perché passasse il più possibile sotto silenzio (in un’intervista televisiva del 1996, l’ex capo dello Stato sottolineò come il presidente del Senato dell’epoca, Giovanni Spagnolli, avesse evitato perfino che ci fosse un dibattito in aula sui contenuti del messaggio)[senza fonte]. Nel 1976 incominciò a circolare un’indiscrezione, secondo la quale sarebbe stato lui stesso il personaggio chiave attorno al quale ruotava lo scandalo Lockheed (illeciti nell’acquisto da parte dello Stato italiano di velivoli dagli Usa), con il nome in codice Antelope Cobbler. Non solo questa e le altre accuse avanzate contro Leone non furono mai provate, ma anzi fu ampiamente dimostrata la sua assoluta estraneità a ogni fatto addebitatogli.
Il 3 novembre 1998 fu promosso dalla presidenza del Senato un convegno in suo onore a Palazzo Giustiniani al quale, oltre al presidente della Repubblica in carica Oscar Luigi Scalfaro e a numerose personalità, presero parte alcuni esponenti dell’ex PCI fra cui il futuro presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Prima della manifestazione, Marco Pannella ed Emma Bonino andarono a stringere la mano all’anziano ex presidente della Repubblica e a scusarsi pubblicamente per gli attacchi di vent’anni prima.

La mattina dello stesso giorno, i quotidiani avevano anticipato il contenuto di una lettera all’ex presidente dei due esponenti radicali, con la quale essi, oltre a rendere omaggio a Leone, riconoscevano di essere stati vent’anni prima dalla parte del torto chiedendogli pubblicamente scusa.

Camilla Cederna morirà nel 1997 senza aver mai chiesto scusa a Giovanni Leone e alla sua famiglia.

Una identica storia mi sembra di viverla oggi con Silvio Berlusconi.
Stesso metodo, stesso editore, simili accuse.
La vicenda di Giovanni Leone e Camilla Cederna non ha insegnato proprio nulla?

I giornali è gisuto che facciano cronaca, diano giudizi, esprimano pareri.
E’ la libertà. Con la L maiuscola.
Ma non è giusto dire e non dire, parlare al condizionale, mettere nella testa del lettore dubbi o ipotetiche verità.
Se ci sono le prove, che escano. Che chi ha sbagliato, paghi.
Ma se le prove non ci sono: silenzio.
L’Italia ha già avuto un Presidente che ha dato le dimissioni dalla sua carica ingiustamente.
Credo che gli italiani, in questo momento, non abbiano desiderio che Silvio Berlusconi faccia la stessa fine di Leone.
A meno che non ci siano le prove! Quindi chi le ha, le tiri fuori, o taccia!

Riccardo Cacelli

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