Non spacchiamo l’unità del Paese tra il Nord e il Sud

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logo_bigNel giorno in cui si commemora il barbaro attentato di via D’Amelio in cui persero la vita il giudice Borsellino e altri agenti della scorta, ecco che il problema (o meglio) la Questione Meridionale si pone all’attenzione del Paese.

Lo fa scegliendosi il periodo in cui la politica va in vacanza: il presidente del Consiglio si ritira in Villa; il Pd è alle prese con problemi interni che riguardano le nuove candidature per la leader chip, e il Parlamento a poco a poco, con la vicinanza della fine di luglio si svuota nei suoi scranni.

Questione Meridionale, dunque. Proprio al’indomani dell’impennata e della voce grossa che ha fatto sentire il sindaco dell’Aquila, città i cui si è svolto l’ultimo G8, che per protesta dice ai giornalisti di essere pronto a consegnare la fascia tricolore, se lo Stato non lo aiuta nella ricostruzione della Città prima e della Regione poi. Del resto ha ragione il sindaco Massimo Cialente, quando afferma che prima tolgono le tasse e poi “pretendono” la restituzione del cento per cento. “Nel momento in cui il Paese, rappresentato dal governo, decide – ha dichiarato ai giornalisti – che L’Aquila è tornata in una situazione di normalità e, quindi, può pagare tranquillamente le tasse: nulla di più falso, qui siamo ancora fermi al 7-8 aprile mattina. Con questa situazione fiscale l’economia aquilana non può ripartire”. Lo credo bene.

Acque agitate nel Meridione della nostra Penisola, dunque. E a intorbidire ulteriormente le acque ci ha pensato un’altra (l’ennesima) stilettata dal capo indiscusso di Cosa Nostra, Totò Riina il quale avrebbe commentato così l’anniversario del giudice Borsellino: ‘Lo hanno ammazzato loro’, adducendo responsabilità ai “caporioni” che sono a Roma. Frase sibillina; che lancia sospetti, collusioni, infiltrazioni e fa riecheggiare i momenti amari della “Notte della Repubblica”. Ci si è sbizzarriti come si è voluto attorno a questa dichiarazione, senza andare però molto lontano nelle conclusioni, bensì nel far passare il discorso che a premere quel famigerato pulsante che avrebbe innescato la bomba in via D’Amelio ci fossero uomini dei Servizi segreti deviati. Roba da film giallo.

Ecco, ritornando al discorso di prima: in questo clima si staglia il ragionamento o la proposta che vede la costituzione di un partito del Sud. C’è la Lega al Nord? Allora ci può essere anche un partito al Sud. Dato per assodato che un partito debba fare gli interessi del gruppo di elettori che lo sostengono e lo eleggono, può essere percorribile un’ipotesi del genere che vedrebbe l’Italia spaccata in due con un partito che farà di tutto per attirare l’attenzione del governo e chiederà maggiore garanzie (non dico protezioni) fiscali per far crescere l’economia locale? E’ su questa strada che bisognerà procedere per riuscire a star dietro alle istanze di un paese moderno come il nostro?

Il problema è serio, anche se posto in maniera forse fin troppo faceta: ma è bene che i nostri politici facciano attenzione, alla ripresa delle attività parlamentari di quanto si sta registrando nella penisola, perché è con il buon governo che si riesce a dipanare le matasse più ingarbugliate e soprattutto è con l’unità di intenti e di propositi di un’intera nazione che si riesce a contrastare le pulsioni modernistiche ci vengono da altri Stati.

Il Sud e il Nord sono due immagini di una medesima realtà: in cui (come ci ha insegnato la Storia) la prima trova la sua ragione di esistere con la seconda. Se per gioco ne abolite una, anche l’altra è destinata a sopperire. Guardate, per esempio, cosa sta accadendo in Belgio fra Valloni e Fiamminghi per averne un’idea.