Ora la clandestinità è reato, ma l’accoglienza non deve finire

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3556408690_229fabf6baL’editoriale di Luigi Cignoni

Da ieri è legge.
Lo straniero, che arriva in Italia illegalmente, commette un reato.
Non solo. Sempre da ieri, via libera alle ronde nelle grandi città.
Dunque, la  legge numero 94/2009, meglio conosciuta come “Pacchetto Sicurezza”, è entrata a tutti gli effetti in vigore.
Non si può stare nel nostro Paese, se non abbiamo i documenti in regola. Una forma ulteriore di polizia, di controllo e, naturalmente come è facilmente intuibile, immediate le reazioni al provvedimento, che sono – lo ripetiamo – legge di Stato essendo stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. La finalità della nuova norma? Perché è nata, qual è il suo obiettivo? L’ha specificato lo stesso ministro dell’Interno, Roberto Maroni: si è voluto evitare di non fare di tutta un’erba un fascio, bensì di distinguere la presenza illegale, dal volto buono e regolare dell’immigrazione.

«Solo così, ha continuato, il titolare del Viminale, si potrà costruire un sistema premiale nei confronti degli stranieri che vivono e lavorano nella legalità nel nostro Paese e, al contrario, un sistema di rigore nei confronti di chi infrange la legge». Da oggi, dunque, ha ribadito ieri il ministro, «cambia la procedura: possono essere denunciati ed espulsi più facilmente senza alcun appesantimento burocratico, e senza andare in carcere, grazie al coinvolgimento diretto del giudice di pace».

Plaude il Carroccio e dicono i più critici che la norma adottata e firmata dal Capo dello Stato sia stata una concessione alla Lega da parte del Pdl.

Comunque sia, rispondono negli ambienti governativi, nell’ordinamento italiano s’introduce un illecito penale che è già presente in diversi Stati europei, esempio -tanto per citarne alcuni – Francia, Germania (che sono quegli Stati cui si fa generalmente riferimento quando si tratta di emanazione di nuove disposizioni di legge) e Spagna e prevede per il clandestino non la reclusione, ma un’ammenda da 5 a 10mila euro e l’espulsione.

Ma c’è anche il discorso per quanto riguarda il servizio di controllo volontario del territorio, le cosiddette Ronde Cittadine.

E già si scende in polemica, come a Massa (Toscana), dove il sindaco (e con lui l’amministrazione comunale) si schiera contro la costituzione di simili formazioni cittadine. Eppure il regolamento esiste, votato dal parlamento. Il quale fissa come, dove, da quante persone devono essere formate le ronde, l’età dei componenti, in che modo dovranno essere vestite e così via.

In tutto questo panorama risuonano a mo’ di avvertimento le parole del Presidente della Repubblica che pone il dito sull’aspetto della «piena integrazione». La quale, dice il presidente  Giorgio Napolitano, è un «diritto fondamentale». E ricorda che anche noi, nella nostra storia recente siamo stati degli emigranti e non tutti provenienti dal profondo Sud.

E’ giusto far riferimento al passato, e ricordarsi che l’Italia, nell’arco della sua storia ha avuto molte invasioni; ma bisogna anche dire che per controllare la situazione c’è bisogno di regole e di norme che disciplinino il consesso civile e i rapporti interpersonali tra gli esseri viventi che si definiscono civili.  Essere disposti ad accogliere la persona “diversa” è segno di civiltà, quando la persona intende collaborare alla crescita della “polis” e non si vuole intrufolare per saccheggiarci. Insomma, credo che questo che stiamo attualmente vivendo sia il periodo in cui si debba davvero guardare con interesse e con favore alla convivenza tra le razze e le classi sociali delle persone. In conclusione, oggi, costruiamo il Palazzo che sarà frequentato dall’ Uomo sempre più planetario e universale, come ci hanno insegnato i nostri profeti.

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