La calda estate di Giorgio Faletti, alle prese con i suoi critici

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In quest’estate così infuocata di polemiche, così attraversata da critiche neppure tanto sussurrate (anzi, strillate)  fra direttori di giornali (con prevedibile interessamento di altre istituzioni assai più importanti che sono dietro all’apparato dei mezzi di comunicazione di massa: il potere esecutivo della Repubblica e il potere della Chiesa cattolica), poteva passare sotto silenzio il botta e risposta che abbiamo sentito (ma soprattutto letto) tra Giorgio Faletti e le traduttrici di molti premi Nobel della Letteratura Mondiale?

In rapidissima sintesi riassumo le parti per qualche nostro disattento lettore:  secondo le traduttrici, soprattutto nell’ultimo romanzo che Faletti ha pubblicato: “Io sono Dio”, ci sono alcune espressioni gergali che risentono molto del mondo anglosassone, per cui, tradotto in soldoni, ci sarebbe l’accusa di “plagio”; o meglio che oltre oceano ci sia qualcuno che abbia lavorato al posto di Giorgio e che lui si sia limitato a mettere la firma. Un’accusa peggiore per uno scrittore non ci poteva essere, perché ne deturpa l’immagine. Plagiatore, dunque. Mah!

Dico fin dall’inizio, prima di sviluppare il mio pensiero, che sto dalla parte di Faletti: lo conosco perché mi fu presentato in redazione da comuni amici; ho scambiato qualche battuta con lui; quando ho bisogno per motivi professionali di una sua frase-pensiero per “nobilitare” il pezzo che tra poco sarà consegnato in tipografia,  lo sento (ma non frequentemente).  Però non c’è confidenza; sono stato varie volte invitato a cena a casa sua, ma non ho mai (purtroppo) onorato l’impegno, perché quando era disponibile lui, non lo ero io; oppure quando lo eravamo noi, subentravano altri impedimenti. Tuttavia mi resta simpatico, perché ha fatto la scelta di vivere all’Isola d’Elba (dove sono nato e dove attualmente lavoro e da dove mi parto per conquistare il mondo) e qui (dice lui) ha scritto i suoi romanzi, tutti pubblicati con la casa editrice Baldini-Castoldi Dalai che, i più informati la conosceranno, è stata la casa fondata da Oreste Del  Bono, anche lui elbano di nascita. Dunque, vedete come l’Elba entri ed esca da questa storia. Romanzi che sono “Io uccido”, (2002), “Niente di vero tranne gli occhi”, (2004),”Fuori da un evidente destino”, (2006). Ma quello che gli fa onore che con questa incredibile quaderna ha venduto ben oltre 12 milioni di copie in tutto il mondo. Così Faletti ha candidamente ammesso. Quindi, grazie a lui, abbiamo esportato in tutto il mondo (Giappone incluso) il made Italy.

Non entro in merito letterario sulle abilità dello scrittore astigiano (anche perché lo confesso i suoi libri mi sono passati per le mani, ma ancora non li ho letti); parlo dal punto di vista del “caso letterario” Faletti. A quello che mi risulta la Baldini-Castoldi non aveva nel passato recente nel suo staff un autore come Giorgio che le facesse vendere un numero così elevato di copie. Potenza del personaggio, sì, ma anche potere che ha la televisione al punto da rendere immortali i suoi frequentatori ,finendo per eleggerli a beniamini del pubblico. Ho sempre fisso nella mente la presentazione del suo libro del 2006 a Capoliveri (Isola d’Elba): la piazza piena di turisti, lui sul palco che parlava delle sue vicissitudini letterarie; finito il tutto, comprese le risposte al pubblico partecipe, una fiumana di persone con il libro in mano attorno a Giorgio per chiedergli l’autografo: mi son detto beato San Giorgio che fai avvicinare così tanti lettori alla pagina stampata.

Non avete mai pensato quanta fortuna libraria hanno i personaggi che frequentano gli studi televisivi? Basta guardarci in giro fra i titoli e capire che i libri più venduti portano la firma di “personaggi televisivi”, per rendersene conto. Quindi l’accoppiata Faletti-Dalai era fin dall’inizio foriera di successo, perché c’erano tutti gli ingredienti per centrare l’obiettivo. Per cui, ecco l’amplificazione pubblicitaria del primo (e secondo molti critici) vero romanzo di Faletti, “Io uccido”, e la seguente fortuna di vendita supportata dal lancio dello stesso libro in ogni trasmissione che andasse in onda sia su reti pubbliche sia su quelle private, vi ricordate? Vista la risposta del pubblico, perché non ripetere la formula con i successivi? E così è stato fatto; e sull’onda del successo anche la sceneggiatura di un filmato televisivo andato in onda interamente girato all’Isola d’Elba (altro motivo che depone dalla parte di rendermi simpatico il personaggio). Poi qualcosa si è rotto tra editore e scrittore; presumo che l’origine di tutto questo siano state le richieste di guadagno o il ritorno pecuniario all’autore, che aumentava il proprio cachet (come è anche naturale, visti i presupposti di vendita). Ma il cassetto non si è aperto. Quindi?

Rapporti, allora, freddi fra i due principali protagonisti della storia che hanno creato i presupposti perché si giungesse al clima infuocato di quest’estate, dove si sono lette le accuse di plagio di cui sopra. Volete sapere come la penso? Ritengo che le cose che sono successe non giungono per caso. Se il fenomeno letterario è stato “gonfiato” al suo albore, la stessa “macchinazione” –presumo- debba essere avvenuta nella storia recente, compreso il brusco ritrovarsi a quota di comuni mortali e non degli immortali (i Parnassiani) della Letteratura Mondiale. Che tutto questo l’abbia capito l’astigiano così esperto nelle trame giallistiche che gli sono state ordite? Penso proprio di sì, lo desumo dal suo astenersi dal faccia a faccia con i suoi accusatori. Faletti vittima di una congiura ordita nei suoi confronti? Sì, dico che qualcosa sia avvenuto, con conseguente ammonimento.  Azzardo (per esemplificare ulteriormente il mio pensiero): se esci da questa stanza, non sei più nessuno.  E rivolgo ai miei lettori la domanda: ma la nostra Letteratura, dov’è, dove si nasconde? Che volto ha, se ci sono questi padroni che ne regolano il bello e il cattivo tempo?

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