A 20 anni dalla caduta del muro di Berlino nasce la nuova Europa

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muro_berlino_a_0911Finalmente una buona notizia: ci sono chiari (sia pure però timidi) segnali di ripresa della nostra economia. Stando a quanto ci viene fornito dall’Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, l’organismo che nasce allo scopo precipuo di dare vita a forme di cooperazione e coordinamento in campo economico tra le nazioni europee), in un quadro globale in cui l’indice dell’economia mondiale è ritornata, dopo mesi di depressione, a galleggiare in superficie, l’Italia ha fatto però registrare, nel mese di settembre, una ripresa maggiore rispetto a Francia e  Gran Bretagna, al punto da riuscire a “piazzare” il nostro paese al sesto posto nel Mondo e al terzo in Europa. Dunque siamo tra le nazioni più ricche in Europa e sul pianeta. In altre parole si registrano segnali di forte ripresa che sono ben auguranti per noi; alla luce del fatto che negli Stati Uniti si è toccato il 10 per cento di disoccupazione, il più alto negli ultimi 26 anni. Questo dovrebbe metterci nelle condizioni, almeno a livello psicologico, di guardare con maggiore tranquillità al periodo che ci si para davanti, nella consapevolezza però che questo non si traduce in ricchezza immediata per il singolo cittadino italiano, bensì in opportunità che si vengono a creare, qualora, sempre il cittadino, avesse bisogno di rivolgersi agli istituti di credito per finanziamenti mirati.

Naturalmente l’occasione non è sfuggita al nostro premier il quale, durante una conferenza stampa, ha volutamente segnalato e evidenziato la notizia confortante della ripresa della nostra economia; logicamente il passo successivo sarebbe dovuto essere quello di attribuire il buon risultato all’azione del suo governo, ma non lo ha fatto, anche se l’ha lasciato intendere. Ma c’è un altro aspetto positivo in questa domenica che celebra il ventennio della caduta del muro di Berlino (la notte del 9 novembre 1989).

Il governo sostiene la candidatura a alto commissario perla politica estera e la sicurezza dell’Ue di Massimo D’Alema. Dopo due anni dalla storica firma dei 27 leader dei Paesi dell’Unione a Lisbona del Trattato che modifica sensibilmente alcune norme sostanziali su cui si regge l’Ue e dopo l’ultima ratifica da parte della Repubblica Ceca, si può dire che nasce la “Nuova Europa”. Entro la fine di quest’anno, l’Ue si darà un Presidente e un alto rappresentante (che ricoprirà anche la carica di vicepresidente della Commissione).

Sono due funzioni che determineranno il nuovo assetto capace di dare maggiore autorevolezza e quindi anche visibilità nell’assumere decisioni in nome di tutto il continente. “Era tempo – scrive Famiglia Cristiana – che l’Unione europea rivedesse funzioni e capacità di intervento davanti a un mondo radicalmente cambiato, non solo rispetto a quello in cui essa cominciò il suo non facile cammino partendo dai primi sei Paesi fondatori, ma anche rispetto a quello delineatosi dopo la caduta del Muro di Berlino e dopo l’11 settembre 2001: eventi storici che hanno chiamato sempre più pressantemente l’Europa a confrontarsi con delle sfide inedite”.

Anche questa circostanza è singolare o degna di essere evidenziata. Perché? A 20 anni dalla caduta del muro e di conseguenza a vent’anni in cui la cui la sinistra fu chiamata a una radicale rivisitazione della propria organizzazione politica (ci ricordiamo del cambiamento del nome dell’allora Pci e dell’affannosa ricerca di dare una identità alla Cosa che doveva nascere ma di cui nessuno sapeva cosa essa poteva essere?) che causò non pochi sconquassi all’interno della sinistra storica del nostro ordinamento partitico (personaggi che si misero da parte o che furono superati dagli eventi, non mi sono dimenticato di Occhetto), ebbene D’Alema è stato quel personaggio che è riuscita con la sua dialettica e con il suo modo di porsi a “cavalcare” il periodo forse più nero del comunismo e di presentarsi in chiave liberista, laica e progressista al punto da essere ancora un protagonista del nostro agone politico. Riuscirà? Non riuscirà nell’impresa?

E’ presto per dirlo, ma è chiaro che le settimane che lo attendono saranno molto decisive; importante che ci sia l’appoggio del governo italiano alla sua candidatura, anche se l’esecutivo è di destra e questo non ha fatto passare in secondo piano la critica di alcuni osservatori e commentatori televisivi. Finisce, (o meglio: è finito) un ciclo in cui si adombrava un’unione europea di tutti i lavoratori e i salariati che sono schiavizzati dal lavoro del capitalista e nasce un nuovo modo di rapportarsi e di vivere questo tempo.

Scrive Barbara Spinelli sulla Stampa di oggi: “Vivere la modernità da praticoni è l’abbandono dell’ideologia, in nome dell’antidogmatismo. Il fatto che le ideologie totalitarie siano perite, non significa che un partito possa solo vivere di volontà di potenza, e su essa fabbricare inciuci. Che possa continuare a ricevere il colore da discorsi effimeri. Dotarsi di un’ideologia vuol dire avere un sistema coerente di immagini, metafore, principii etici. Vuol dire pensare un diverso rapporto con gli stranieri, la natura, il lavoro che muta, l’immaginario. A differenza della politica quotidiana, l’ideologia ha una durata non breve ma media, e la durata non è imperfezione. È perché non aveva idee sull’informazione di massa e sulla società di immigrazione che la sinistra fu travolta da Berlusconi. Che non seppe adottare, subito, una legge sul conflitto d’interesse”.

Acqua passata: ora guardiamo alle settimane che verranno. E constatiamo finalmente di vedere che i toni della polemica accesa tra i due poli si sono abbassati e che attorno ai veri problemi che toccano da vicino l’immagine del nostro Paese ci sia unità di consensi.