Il nuovo anno si apre con la rivoluzione delle acque, l’Europa ne prenda atto

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Spenti i fuochi d’artificio e bevuto l’ultimo calice di spumante italiano, per festeggiare il novello anno che entra tra noi, siamo tornati ai problemi di sempre, quelli che aspettano (non dico da sempre, ma quasi) la soluzione.  E i soliti argomenti sono quelli che ci spiattellano i mass media quotidianamente: torna il terrorismo e la paura di viaggiare sugli aerei con il rischio dell’integralismo islamico (una sciagura che è stata fortunatamente scongiurata). Terrorismo che si sparge e spande per tutto il pianeta; c’è sempre il problema dei disoccupati e di coloro che ancora sono senza lavoro; c’è il problema inquinamento e il clima pazzo con cui sarà bene fare presto i conti per evitare che la spesa (o il prezzo da pagare alla fine) sia troppo elevato rispetto alle nostre risorse. L’Italia entra oggi nella morsa del maltempo: tutta la penisola sarà interessata nelle prossime ore, gelo, freddo e tempo cattivo.

Insomma il 2010 ci ha chiamati subito a non esagerare nelle esternazioni di entusiasmo, ma di metterci subito al lavoro per rendere questo nostro così bello pianeta ancora vivibile per le future generazioni. L’anno si era chiuso con l’esondazione del lago di Massaciuccoli; il nuovo con la situazione di stallo, ma pronta per farsi nuovamente critica con l’ultimo ponte di queste lunghe vacanze natalizie. Fra martedì e mercoledì, infatti, è attesa una nuova ondata di piogge. Piove sulla costa tirrenica, sull’ Appennino Tosco-romagnolo: ci sarà da attendersi una nuova piena del Serchio che, se sarà accompagnata dalle avverse condizioni marine, ci starà che nuovamente si verificheranno allagamenti ed esondazioni.

L’evento è stato vissuto molto crudamente dalle popolazioni direttamente interessate, ma soprattutto da piccoli artigiani e medi imprenditori che in una sola notte hanno perso praticamene tutto. Scrive Mario Tozzi, giornalista e presidente del parco nazionale dell’arcipelago toscano: “Una impetuosa ribellione dei fiumi è chiaramente in atto da qualche giorno nel nostro Paese. Sarebbe un ulteriore atto di insensata trascuratezza fare finta di niente di fronte ai segnali che l’ambiente naturale ci invia. Alluvioni e inondazioni sono il naturale decorso delle giornate di pioggia intensa, e da sempre le civiltà fluviali – come quelle padane o tiberine – convivono con l’andamento del fiume e le sue piene. Ma qualcosa è drammaticamente cambiato negli ultimi anni: intanto la pioggia, che oggi cade a cascata innescando le cosiddette «bombe d’acqua», quei flash flood difficili da prevedere che rovesciano in poche ore l’acqua che un tempo cadeva in settimane. Così la pioggia non si infiltra più nel sottosuolo, ma scorre tutta in superficie e si precipita nei letti fluviali che però non sono commisurati a contenerla”.

E’ evidente che dovremo affrontare e fare i conti con i fiumi in piena, ma non solo sulla nostra penisola ma un po’ dovunque sul nostro Pianeta. E’ ancora Tozzi a dichiararlo. “E il Fiume Giallo in Cina sceglie da centinaia di migliaia di anni dove sfociare, cambiando estuario per un raggio di oltre 1000 km. E noi uomini invece lì, a cercare di irregimentarli, a costruire dighe sempre più grandi e argini sempre più alti, coltivando l’illusione di controllare le piene e eliminare le alluvioni, come se non si dovesse invece cercare di conviverci. Nel 1944 Francis Crove, a proposito di una grande diga sul Sacramento, scriveva: «Abbiamo messo il fiume al tappeto, lo abbiamo inchiodato alla carta geografica»”.

Non vorrei che questo sia l’obolo che dobbiamo pagare alla scarsa attenzione con cui i grandi si sono confrontati a Copenaghen e hanno discusso di temi riguardanti l’innalzamento termico della Terra e l’effetto serra. Al di là dei discorsi, occorre affrontare l’argomento; né mi stupisce il fatto che pirma questi episodi non si verificassero (esondazioni, alluvioni, trascinamenti, nuovi percorsi d’acqua e nuovi disegni nella geografia planetaria). Oggi diventa importante curare questi aspetti, se non si vuole trasformare questo nostro mondo, in un qualcosa di invivibile.