Quel tanto decantato parco dell’arcipelago della Toscana

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Se dico Tozzi, nell’immaginario collettivo, viene immediatamente in mente il cantante che, durante la sua fulgida carriera, è riuscito a scrivere tanti famosi e celebri pezzi musicali che si cantano ancor oggi. Ma anche a consacrarsi vincitore dell’edizione 1987 del festival della canzone italiana di Sanremo,  sebbene in compagnia con Morandi e Ruggeri. Dunque il nome di Tozzi è subito individuato dalla gente comune. Catalogato. Eppure ce n’è un altro di Tozzi, che in questo momento –in specie sulle isole della Toscana e non solo – fa parlare molto di sé.

Non certo quanto il Papa, nell’incontro con le comunità dell’Isola di Cipro. Se ha fatto passare in secondo piano perfino l’invito di pace rivolto al mondo musulmano dal successore di Pietro sul soglio pontificio, è grazie a un libercolo che ha pubblicato il secondo Tozzi, quel tal Mario, su cui oggi richiamo l’attenzione dei nostri affezionati lettori, dedicandogli lo spazio dell’editoriale. S’intitola, molto profeticamente e ben augurante, “Nel nome del parco” e deve essere (almeno così ci pare nelle intenzioni dello scrivente) una specie di consuntivo di questi lunghi tre anni di presidenza dell’ente parco dell’arcipelago toscano. Sì, perché –se non se lo ricordano i nostri lettori- Mario Tozzi, il giornalista e divulgatore televisivo di successo, il ricercatore scientifico tanto acclamato,  ha dato alle stampe un libro di cui il protagonista fondamentale è l’arcipelago toscano, questo giardino terrestre minacciato dall’ondata di cemento che si sta per abbattere sopra distruggendone gli equilibri e snaturandone i contenuti per far contenti gli speculatori e gli abitanti che rincorrono il “vile denaro”.

Si dimentica, il nostro bravo autore, che già in passato, e prima che lui parlasse, già insegni personaggi della cultura italiana e locale  (un nome fra tutti, Raffaello Brignetti) avevano già messo in guardia i miei conterranei che, se si fossero lasciati abbindolare dalle sirene rappresentate dai facili guadagni e dalle speculazioni edilizie, si sarebbero venduti per un “piatto di lenticchie”. Un pugno di mosche e niente più.

Che all’Isola d’Elba ci sia stato un tempo in cui si costruiva a man bassa, nessuno lo mette in dubbio; ma mi sembra non volersi rendere conto che la tendenza è stata interrotta. Anche perché mi pare che nessun personaggio della politica isolana sia finito in carcere per mazzette, corruzione, o perché era un lestofante. Un’ondata che sì, si è abbattuta, ma che sarebbe un errore generalizzare oltre misura. Anche perché all’Elba non si sono corsi i rischi che invece si sono verificati nelle altre isole del nostro Paese, soprattutto a sud.

Accuse e opinioni che debbono essere tenacemente respinte, perché non confacenti allo spirito isolano. Mi si dirà: ma questa è una trovata per far parlare del libro e per poterlo vendere. Allora rispondo: bisogna turlupinare e offendere le persone per arrivare al nocciolo della questione: farsi compare, barattare i nostri pensieri con quattro palanche? Un bell’esempio lui che si alza a paladino della speculazione; poi corre ai mezzucci propagandistici di un bieco trend pubblicitario, per recuperare i soldi investiti nell’edizione del libro. Non posso credere che sia stata imboccata una simile strada.

Ma se penso, all’opposto: ma se avesse scritto un libro mieloso e rispettoso degli Elbani, quanti se ne sarebbero accorti? Allora si deve concludere che per fare notizia è indispensabile che ci sia una morte sul campo.. o una disgrazia…o un fatto grave: la normalità, in quanto tale (dato che è scontata e prevedibile) non merita la prima pagina.

Ma concludo ritornando al libercolo di Tozzi. Se la scelta di attaccare l’ambiente che gli ha dato lustro per scolparsi di tutte le sue inadempienze, di tutte le promesse fatte e poi non mantenute, della sua naturale incapacità di gestire un organismo del genere, lo sgravano dalle sue colpe per sentirsi innocente e puro, non penso che gli organismi centrali della burocrazia della nostra Repubblica ce ne escano con i galloni più lucidi sulle spalle. Faccia loro onore tutto questo!  Mi ricordo del grande braccio di ferro che all’epoca si consumò tra presidente della Regione Martini e il ministro dell’ambiente Matteoli sul commissariamento del parco attribuito all’elbano Barbetti, ritenuto non idoneo da Firenze. Adesso dov’è la Regione? Non si accorge di quello che accade sull’arcipelago o viene a Portoferraio solo in occasione degli inviti e delle feste gastronomiche?

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