L’anno che è appena arrivato autorizza a non farsi illusioni sulla pace nel Mondo

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Neppure il tempo di posare i calici di champagne sulla tavola in segno di augurio vicendevole per l’anno che è appena entrato nella nostra storia, che subito occorre scrollarci di dosso le gocce di sangue che imbrattano il nostro vestito. Non è che fossimo così ingenui da considerare, in una botta sola, di aver lasciato da parte ogni forma di fanatismo omicida che aveva dilagato per il mondo. Non pensavamo affatto, con un colpo solo, di pulire le lordure che ci hanno sempre accompagnato; no.  Non siamo così sprovveduti: la violenza è un aspetto di questo mondo contemporaneo con la quale è bene fare i conti e con la quale dobbiamo (purtroppo) convivere. Neppure pensare a un miracolo (come se Dio entrasse decisamente nella storia dell’Uomo e ne condizionasse così drasticamente le sue scelte), ed ecco che il sorriso si è tramutato presto in una smorfia di sdegno e di disapprovazione. L’attentato a una chiesa siro-cristiana ad Alessandra d’Egitto ha allontanato qualsiasi pulsione positiva, qualsiasi tipo di disegno sovrannaturale che finalmente avrebbe dimostrato che un mondo pieno di pace non era un’utopia, ma una realizzazione, una strada sulla quale ci eravamo immessi.

E’ bastata una macchina imbottita di esplosivo a mandare in aria ogni aspettativa che il Regno di Dio era perseguibile e realizzabile anche in questa vita, come recita la nostra fede.  Un’onda di odio che ha trascinato nella morte ventuno persone, mentre all’interno della chiesa si stava pregando secondo la liturgia sacra. Adesso la spirale di violenza è innescata. E il grande imam di Al Azhar ha così commentato il commento del Papa di Roma: «Parole inaccettabili. Perché il Papa non ha chiesto la protezione dei musulmani quando venivano massacrati in Iraq?». Parole che risuonano di odio. Il Papa non si deve intromettere, ha continuato a tuonare appena le agenzie hanno diffuso le parole del successore di Pietro che ha definito il gesto un vile atto “che offende l’umanità”. E adesso l’Egitto teme un guerra civile. Il terribile ossimoro campeggia su gran parte dei giornali locali. La rabbia copta si indirizza soprattutto contro Hosni Mubarak che, alla luce dell’attentato di novembre scorso, aveva promesso protezione ai cristiani. In 5.000 erano presenti ieri sera ai funerali in un monastero fuori Alessandria, e insieme con le famiglie hanno urlato «No, no, no» alle comunicazioni delle condoglianze offerte dal rais. Pare di assistere a uno spettacolo già visto, con una spirale in crescendo nella violenza, nell’odio e nelle stragi. E’ solo l’inizio, questo.

Dunque un 2011 così macchiato dal sangue di Abele; Caino sembra ancora trionfare; eppure che qualcosa si muovesse per il verso giusto ne avevamo avuto sentore, come il discorso del Capo della Repubblica aveva lasciato intendere nel suo tradizionale salute alla Nazione. Che facesse così esplicito riferimento alla situazione in cui versano oggi i giovani ha dell’eccezionale: la Repubblica deve cominciare a pensare al suo futuro e a scommettere nei giovani loro deve dare garanzia di lavoro, di sviluppo e di affermazione sociale. Un discorso che era sembrato in linea fino a quel momento con quelli precedenti e di altri Capi di Stato, quando poi c’è stato il riferimento ai giovani è stato come sentire un “grande padre” che da suggerimenti mette in guardie i giovani da frequentazioni che non conducono a niente ma che soprattutto traccia la strada per quello che dovrà essere il futuro di una nazionale moderna che guarda al progresso, all’emancipazione, al miglioramento sociale e culturale. «Se non si aprono nuove opportunità ai giovani, la partita del futuro è persa, non solo per i giovani, ma per tutti, per l’Italia, è in scacco la democrazia», ha concluso ieri il presidente Napolitano. Anche noi crediamo che sia così. Aspettiamo dei segni positivi in questo campo, mentre la nazione tutta si stringe attorno alla bara dell’alpino di Matteo Miotto, ucciso lo scorso venerdì in Afghanistan in una base avanzata del Gulistan. Anche lui un giovane di appena 24 anni che sarà sepolto, domani, con i caduti di guerra nell’area loro riservata nel cimitero della sua città natale, Thiene.

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