Un Ferragosto italiano senza alcuna speranza di venirne fuori

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Il Ferragosto di quest’anno ci regala  un quadro politico del nostro Paese e dell’Europa in genere assai preoccupante  dal punto di vista economico e non solo. Vediamolo un attimo, anche se tutti noi lo conosciamo a menadito: il numero degli italiani in vacanza fa segnare un record negativo (segno che molte persone sono rimaste a case per le ferie), il Parlamento aperto, le Borse in picchiata, il dollaro degradato, la guerra di Libia, l’inflazione che minaccia la Cina e le fiamme della rivolta di Londra. Niente male. E in più i soldi in picchiata libera.

Sì, perché l’economia è entrata a piedi uniti nel gioco delle ralazioni interne della nostra nazione e dell’Europa, sostituendosi di fatto alla politica. L’ha fatto gradatamente, senza colpi eclatanti e senza farsene accorgere, ma è da tempo che la politica (intesa nel senso generale) prima di azzardare qualsiasi provvedimento ha guardato all’economia. E così, ci siamo trovati ad affrontare una crisi globale, le cui conseguenze erano inimmaginabili appena due lustri fa.

Chi avrebbe mai pensato che gli Usa si trovassero ad affrontare problemi di così grave entità, come quelli che il presidente Obama ha dovuto discutere davanti al Conmgresso? Si parla degli Usa… e non del Burundi! E se  da oltre oceano venivano questi segnali, non c’era da stare allegri sul vecchio continente.

Sicché la manovra del governo era da aspettarsela. Ma quale manovra è stata adottata? Siamo tutti convinti che essa sia la più giusta e la più equa?

E come spesso succede in questi casi, al cittadino normale non è dato conoscere i termini reali della questione, bensì si deve, il cittadino, come dire? informare, basandosi sulla fiducia che ripone in certe figure istituzionali o di rappresentanti dei massimi partiti. Sicché ci lasciamo giudare da quanto esprime il Capo dello Stato, il quale  –è bene ripeterlo-  in molte occasioni ha dimostrato di essere un uomo saggio che ha a cuore le sorti del popolo italiano, un vero democratico (in questo caso la militanza lunga in uno dei maggiori partiti della sinistra italiana ha dato frutti positivi) e dà prova (come ne ha data fino a ieri) di essere un vero Padre della Patria; oppure sentiamo l’opposizione, che chiede sempre e insistentemente un governo tecnico, che sia in grado di trasbordare il Paese al di là della costa, dove le acque sono più calme e dove si intravede una via d’uscita.

Ma al di là della riduzione degli enti pubblici (la cancellazione di Province e di Comuni, la riforma dello Stato e così via), le altre manovre-capestro non sono date per esplicite. Però, se il governo è costituito in massima parte da uomini che sono legati alla finanza, sono imprenditori, e via di questo passo, come ci si può attendere che questi varino serie di operazioni economiche draconiane a favore della classi meno abbienti? Se si va a ben guardare, si vede che certe limitazioni (che non sono da poco) influenzano i lavoratori statali, intaccano le pensioni e giù di questo passo.

A questo punto della storia, allora, è bene lasciarsi convincere con quanto leggiamo oggi sui maggiori quotidiani, in cui si invita il governo a rivedere alcuni provvedimenti, a correggerne altri che andrebbero a stramazzare al tappeto la classe piccola e media borghese e quella, soprattutto, dei lavoratori, e non guardando invece a chi sta più in alto, a coloro che dalla manovra economica traggono profitti.

Ma non sono rientarti molti capitali dall’estero? Perché, allora, non operare su questi. Mi si risponde che così si tarperebbe la piccola e media industria italiana, che finora ha fatto la fortuna del nostro Paese.

D’accordo, ma vediamo di portare un po’ tutti, in misura compatibile con le forze che abbiamo, il fardello di questa crisi, che è stata mantenuta tale per operazioni di borse che a noi, piccolo popolo italico, non è dato conoscere.

Per cui informazione, fruizione delle notizie e correttezza delle stesse: perché se si vuole la crescita è bene essere corretti con le persone che ci stanno a sentire, senza dare notizie che accontentino il Principe, o dare solo quelle che fanno piacere al Sovrano, per non sconternarlo. Scrivono, oggi Tito Boeri e Fausto Panunzi nella “Voce”: “L’unico modo che il nostro Governo ha per rendersi credibile di fronte ai mercati nel proprio impegno a ridurre il debito pubblico è raggiungere al più presto, fin dal 2012, il pareggio di bilancio con interventi di contenimento strutturale della spesa pubblica e sospendere l’attuazione del federalismo fiscale. Bisogna mostrare sul campo anziché con le regole che siamo capaci di tanto”. Provare, per credere.

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