La Storia in diretta sulla tastiera del mio I Paid o del cellulare

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E’ l’era dei telefonini, dei cellulari, dell’I Paid: rivoluzione mediatica  che può benissimo stare sullo stesso piano dell’invenzione della stampa, per la diffusione della cultura sul vecchio continente. Telefoni: elemento imprescindibile, indivisibile con i nostri tempi che ha scandito gli eventi di questi ultimi anni. Ci hanno restituito in diretta la Storia. Penso alle recenti sollevazioni di piazza che si sono contate nei paesi del nord Africa. Penso anche al’Iran, Afghanistan: in rete si trova di tutto. E ora le riprese in tempo reale dell’esecuzione del condottiero della Libia, il colonnello Gheddafi. A noi europei, certe scene cruente di guerra non è che abbiano fatto tanta emozione. Ma se è vero (come lo è) che appena sono giunte in redazione di Algia Sira le immagini riprese con un telefonino dell’esecuzione del colonnello tutti i giornalisti si sono ammutoliti, presi dalla crudeltà e dalla brutalità della ripresa. Esse dimostrano l’effetto che può produrre nell’uomo la visione di certi avvenimenti che sono Storia di un popolo e di una nazione. Noi abbiamo visto e riviste le scene in bianco e nero della morte del Duce a Dongo e della sua macabra esposizione in Piazzale Loreto, a Milano. Abbiamo guardato lo scempio che è seguito da parte del popolo inferocito che voleva guardare colui che fino a quel momento aveva tenuto in scacco la nazione e che aveva gettato nel baratro il Paese. Toccare per umiliarlo, per colpirlo, danneggiarlo nel corpo con calci, sputi, calpestii. Scene vecchie. Ma scene che si sono riprodotte. Si dirà che è la fine designata per qualsiasi dittatore (Ceausescu in Romania, per esempio), cui si  è salvato solo Hitler perché, anziché consegnarsi nelle mani del vincitore, ha voluto essere il padrone della sua vita e se l’è tolta, chiedendo che il corpo (perché non venisse ulteriormente profanato) fosse dato alle fiamme, al fine che non rimanesse più traccia di lui. Così abbiamo visto per Ben Laden che non ha neppure una tomba, per evitare che essa diventasse meta di pellegrinaggi per il popolo che lo acclamava. La sua tomba è stata.. il mare!

Insomma, la fine annunciata dei dittatori. Ma è di telefonini che vi voglio parlare oggi, perché oggi (come mai finora avevamo visto) sono entrati a pieno titolo a testimoniare la Storia. Così è stato anche per la manifestazione sfociata poi in guerriglia di Roma alcune settimane fa. Così in occasione alle rivolte di popolo in piazza nelle capitali del nord Africa. Tutto è filmato. Tutto è passato attraverso l’occhio mediatico, perché sia tutto dato in pasto a tutti. La comunicazione adesso viaggia con questi ritmi e occorre saperne fare i conti. E’ un bel dire che l’informazione è pilotata, manovrata: esiste anche quest’altro aspetto con cui bisogna fare i conti. E c’è un’altra considerazione da fare. Ho visto, in occasione delle recenti manifestazioni, gruppi (più o meno numerosi) di dimostranti in procinto di “attaccare” per rendersi protagonista in qualche azione di sabotaggio e di vandalismo che hanno aspettato di essere “ripresi” dall’occhio della telecamera prima di mettersi in azione. Come se dietro ci fosse stato un regista che abbia richiamato all’ordine le comparse e solo quando ha dato il comando “Si gira”, ecco che i nostri entrano in azione. Cosa voglio dire? Se non c’è il testimone, se non c’è l’occhio mediatico che ti fissa, ti filma non sei nessuno! E quello che fai è destinato a passare nel dimenticatoio. Se non hai spettatori è praticamente inutile andare in scena: non c’è nessuno che ti sta seguendo. Conviene allora aspettare che i riflettori si accendono. Così è successo sabato scorso a Roma, così è avvenuto in altre centinaia di manifestazioni di massa. Si va alla ricerca della foto da prima pagina e non si smette fino a quando non l’abbiamo trovato. Se non c’è la tv non si inscenano atti di violenza.

Ultima considerazione con cui chiudo: fino a che punto questo giunco di “rappresentazione del proprio io” non è viziato dal voler apparire, anziché dall’essere contestatore? Cioè La telecamera, l’occhio della cinepresa o semplicemente del telefonino può influenzare il soggetto (magari anche psicolabile) a spingerlo in atti che forse in quel momento neppure pensava ma che voleva renderli estremi per rispondere al bisogno di protagonismo e catturare l’attenzione del maggior numero di persone? C’è più sete di “apparire”, piuttosto che rappresentare, testimoniare un modello di vita che si riveli utile e perseguibile dalla maggioranza, per vivere meglio, per star bene tutti. Ecco a cosa mi viene fatto di pensare, guardando e riguardando le scene riprese con questa tecnica. Una conquista, certo, il cellulare e l’I paid, ma io devo essere convinto di ciò che faccio e non cercare la notorietà perché, forse, urlo più di ogni altro, o sono più esasperato di chi mi è accanto… o rompo meglio di chicchessia la vetrina di un negozio.

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