Crisi, ci vuole maggior saggezza nei Padri della Repubblica

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A prescindere da quello che sarà deciso questa sera (si lavora al governo Monti anche nei giorni di festa e questo dovrebbe essere un segnale positivo, almeno nella volontà di varare manovre importanti con cui contrastare la crisi galoppante) in occasione dell’incontro tra il premier e una rappresentanza dei sindacati, mentre viene confermato lo sciopero per domani, la crisi che investe il nostro Paese ha tutta l’aria di essere sostenuta dai soliti ben noti, la classe dei lavoratori dipendenti e dai pensionati. Una manovra che così come si presenta non può incontrare il favore della gente, anche se tutti sono convinti della inesorabilità del momento, e della drammaticità dello stato di salute della moneta europea.

Ha detto Susanna Camusso, la leader della Cgil, a poche ore dall’incontro informale a palazzo Chigi dei sindacati confederali: “Se rimane così come è per noi la manovra resta insostenibile: pagano ancora e sempre i soliti, senza fare sforzi. Diciamolo pure è un’operazione un po’ bieca. La gente è molto arrabbiata”. Come non darle ragione?

La gente è arrabbiata. Non è tanto nella formula con cui è stata presentata la manovra sulla quale la gente comune non è che ci capisca molto, quanto invece nel constatare come gli stipendi per la classe lavoratrice dipendente rimangano costantemente identici a due anni fa, mentre sono aumentati i generi di prima necessità,compresa pure la benzina. Se non si riesce a contrastare questa impennata dei prezzi e gli stipendi li si tengono sotto la soglia fissata dal governo Berlusconi, è un bel dire! Come pure le pensioni, mentre il quadro è completamente cambiato: basti pensare all’introduzione dell’Ici sulla prima casa che per due anni non è stata pagata.

La gente è arrabbiata. Perché ha la sensazione che il peso della pressione fiscale ricada sempre sulle stesse categorie, mentre non si fa una manovra sulla grande proprietà, i vitalizzi dei parlamentari non vengono toccati nonostante che l’onda della contestazione sia salita. Così procedendo si ha l’impressione che la classe media, la borghesia medio-bassa italiana, quella così faticosamente creata dall’allora governi retti dallo scudo crociato, è svanita, inglobata, assorbita nel gorgo della “povera gente”, a un passo dalla soglia di povertà.

La gente è arrabbiata perché non c’è nessun intervento previsto dalla manovra Monti che risolva una volta per tutte l’evasione fiscale. Ci sono miliardi che galleggiano nell’empireo delle banche e mi chiedo: possibile che non si riesca a trovarne una tracia?  O non si vuole trovare per non scontentare nessuno. Neppure qualche parlamentare che ha l’interesse di sapere al sicuro il proprio gruzzoletto.

Da tutto questo si evince un peccato assai grosso, incallito nella maggioranza della classe politica. Fare i propri interessi approfittando dell’unica occasione che si è presentata, accumulare il più possibile e infischiarsi degli altri. Se piove, scostarsi e lasciare gli altri sotto la pioggia: l’importante è essere noi con i piedi all’asciutto. Se si ragiona in questi termini non si va molto lontano. Quando invece ci sarebbe bisogno di un altro senso dello Stato. Che non lo vedo neppure tra quelli che si chiamato Padri della Repubblica.

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