La crisi del nostro Paese, vista dal popolo

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Chi comanda in Italia? Quali sono i veri centri di potere? Il popolo è davvero sovrano in un regime democratico? Sono le domande che maggiorante sento dire più spesso tra la gente che comunemente frequento andando a fare la spesa (sì perché la moglie va a lavoro e non può prendersi delle ore di permesso, mentre io che finisco alle 13 ho più tempo a disposizione), oppure al bar. La sensazione che si respira è questa “esautorazione” dalle stanze del potere. Che appare sempre altrove, fuori dalla competenza del popolo che è sovrano solo quando si tratta di prendere delle scelte (o neppure in quelle?) referendarie.
Dico così perché mi accorgo che stiamo vivendo dei tempi in cui non funzionano più le alleanze politiche, gli incontri-scontri con ideologie diverse (comunismo-liberalismo), oppure non siamo nemmeno nelle condizioni di vivere delle guerre di religione tra un fronte romano-cattolico e la placca continentale islamica che sta sempre più spingendosi all’interno dell’Europa. Non siamo neanche dinnanzi a cambiamenti epocali dei costumi e dei valori (coppie allargate, convivenza per gay e lesbiche); nessuna guerra in atto. Tranne una. Forse la più esiziale, più funeste di tutte: quella del denaro, del controllo e del possesso del denaro. Il cittadino ha valore nella misura in cui possiede denaro, può disporre di denaro e lo Stato è il primo ad averlo capito facendogli pagare un aggravio di tesse davvero esagerato. Il quale può solo essere pazientemente sopportato solo a una condizione: contribuire all’uscita dalla crisi e a far marciare speditamente la nostra economia.
Invece qualcosa non va per il verso giusto. Poi ho letto stamani sulla Stampa di Torino, a proposito degli aiuti alle popolazioni colpite dal terremoto. “Non sarebbe stato bello, anche se irrituale, che dalle aule parlamentari gli eletti proclamassero l’intenzione di mettere mano alle proprie tasche, di destinare una tantum ai fratelli della terra romagnola una piccola quota dei propri emolumenti?”. Invece non è stato proprio così; i parlamentari non hanno dato il buon esempio. In questo caso è sempre il cittadino cosiddetto normale a sobbarcarsi l’onere di aiutare i “fratelli” in difficoltà. Non lo facevano anche i proto-cristiani perseguitati dalle legioni dell’Impero romano?