Quante considerazioni si possono fare in vista di un incontro di calcio…

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E’ sicuramente innegabile che esiste una chiave di lettura speciale che unisce la partita di questa sera Italia – Spagna alle vicissitudini di ordine economico che questi due Paesi dell’Ue stanno (forse drammaticamente) vivendo. Ambedue nell’occhio del ciclone; tutte due desiderosi di voler mettersi in piedi e gridare al mondo intero la loro forza. A qualcuno questa affermazione farà torcere il naso, abituato com’è a scandagliare il mondo della finanza con ragionamenti molto più accurati di queste mie sensazioni avvertite a pelle e senza alcuna pretesa.
C’è un filo che unisce questi due Stati che hanno in comune tante (e forse troppe) similitudini, anche se si fa di tutto per tenerle nascoste; come c’è stata la stessa chiave di lettura in occasione, sempre degli Europei, della sfida di calcio Germania – Italia: il super Mario che ha ammutolito lo stadio è un’immagine fresca nella memoria, come il successo ottenuto dal nostro Premier in quel di Berlino non è passato affatto in second’ordine. Strane analogie che ci fanno ben sperare sull’esito finale dell’uscita da questa crisi (che appare così interminabile) e dalla finale di calcio. L’Italia c’è, nonostante tutto e tutti. E abbiamo avuto modo di affermarlo con forza e vigoria.
Noi siamo molto bravi nell’affibbiare a certi avvenimenti, a certi eventi connotazioni e significati che altri per esempio non sarebbe stati in grado di attribuire. Appunto, partendo da una semplice partita di calcio, il cui esito finale potrebbe di gran lunga influenzare le scelte successive della finanza. Così ci preoccupiamo del dopo Prandelli. Così affolliamo la nostra mente di sillogismi calcistici che hanno solo il vantaggio di esacerbare gli animi, facendo dimenticare quello che di buono fino a quel momento è stato fatto. Come se un semplice pallone preso a calci avesse il potere di abbassare i debiti che abbiamo o influenzare lo spread che ci tiene con l’animo in sospeso. Per un attimo, stasera, dimenticheremo questi problemi, e ci immergeremo nel chiasso festoso e ben augurante dello stadio, sapendo però in partenza che, stando insieme e lavorando ognuno per la sua parte, possiamo rialzare la testa.
Altro importante avvenimento di oggi è la proclamazione a segretario nazionale della Lega di Roberto Maroni, quasi seguita in diretta nel corso del collegamento del Tg1. Una nuova svolta impressa al partito che esce con le ossa rotte dalle ultime vicende giudiziarie, anche se il vecchio senatur ha urlato ai microfoni del Forum di Assago, con il tono della voce di un malato che vuole convincersi lui per primo di essere in grado di rimettersi in competizione, che nessuno ha rubato i soldi dello Stato. Come dire negare l’evidenza. Chi gli ha creduto?
E questa considerazione mi ha fatto venire in mente un’altra che stavo facendo questa mattina, girando per i blog e con la quale concludo ritornando a un refrain a me sì caro . Si parla da parte del governo e del Parlamento di rinnovamento. Si dice: “E’ bello cambiare”, alludendo alle possibilità soprattutto di giovani di espletare i lavori più disparati, quando poi abbiamo una classe politica che è in Parlamento da oltre 30 anni, sempre identica a se stessa. Mai cambiata. I soliti e le solite facce, per anni e decenni. Per loro l’assioma non ha alcun valore. Ho letto tale circostanza sul web: l’informazione è subito rimbalzata in rete: il tam tam è partito in modo spontaneo e diretto e ha deflagrato nel brevissimo spazio di qualche minuto, assieme alla notizia di Grillo in vacanza in un albergo di prim’ordine. Come dire: nessuno è puro. In conclusione, stiamo vivendo un periodo storico in cui l’informazione non passa più attraverso i canali canonici. Esplode all’improvviso e dove la gente (dico pienamente consapevole) vuole sentirsi partecipe delle vicende che la riguardano in prima persona, cioè in rete. La destabilizzazione dei partiti iniziata via web adesso è un rullo compressore con cui sarà bene che i nostri geronti facciano i conti, perché –finora- il popolo è sovrano.

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