Quali manovre sono previste per salvare l’Italia?

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E poi, all’improvviso, deflagra la notizia di una crisi pilotata. Tanto più accreditata la voce, quanto importante è la fonte d’informazione (“Il Corriere della Sera”, ndr). Anche se Palazzo Chigi non ha frapposto indugi e ha subito diramato la replica che questo non avverrà smentendo di fatto quanto subodorato dal giornale, tuttavia un sospetto, una vena d’incertezza e d’indecisione rimane nello spirito del cittadino italiano comune. Qualcosa deve comunque aver iniziato a volteggiare fra i corridoi di Palazzo, dopo aver commentato la situazione che si era venuta a creare in Spagna, con il rischio domino anche nel nostro Paese,  lo spread che è tornato ad aggirarsi, dopo qualche settimana di tregua, attorno a quota cinquecento, alla notte di pura violenza ai cantieri della Tav in Val di Susa. E poi la disoccupazione che resta sui livelli storici e la crescita che ancora è di là da venire. Insomma, se si guarda da questo punto di vista, ci si accorge che esistono buoni motivi perché il Palazzo di Governo sia attraversato da folate di vento che spingono la barca sugli scogli della “crisi pilotata”.

Ma ciò che pare funzionare come deterrente all’avvio di una crisi di governo è la circostanza che, cambiando i soggetti, la musica del complesso bandistico non è destinata davvero a cambiare. Ed è per via di questa semplicissima considerazione che ancora non è stato tolto l’appoggio parlamentare al governo Monti, nonostante gli scricchiolii e i mugugni che puntualmente si levano dagli scranni della maggioranza. Difficile governare il Paese in una congiuntura simile, con scelte impopolari che devono essere comunque prese, come la riduzione delle Province (64 tagliate e solo 43 salve), con un caos che ha fatto scattare illazioni le più varie a livello locale, del tipo che le storiche “rivali” Livorno e Pisa che dovrebbero accorparsi, preferirebbero invece guardare più a sud, del tipo andare a Grosseto invece che affidarsi a un matrimonio con la Torre Pendente. Solo per fare qualche esempio. Ma penso che Monti non debba tornare indietro sulle scelte della riduzione della casta politica, anche se ha iniziato dalle Province ed è passato sopra ai manager di Stato che continuano a prendere fior fiore di stipendi, nonostante la congiuntura e sembra che si sia dimenticato delle pensioni d’oro o si sia girato dall’altra parte, anche se queste sono davvero meritate e sacrosante per i servigi resi alla nazione e al Paese. Ma non bisogna neppure dimenticarsi di quello che sta accadendo in Spagna dove il ceto medio (quello colpito dalla stretta economica) è sceso in piazza e ha dimostrato, facendo valere i propri diritti. A margine di tutto questo, ritengo che, per salvare le manovre governative dei paesi cosiddetti “Pigs” (letteralmente maiali, nel senso che non hanno i conti in ordine), non sono necessarie (semmai gradite per dare fiducia) le parole di Draghi sull’euro rilasciate in un’intervista a Le Monde (“La salvaguardia dell’euro fa parte del nostro mandato” e per farlo agiremo in modo aperto e “senza tabù”, ha detto il presidente della Bce), l’Ue non esploderà e l’euro non è irreversibile, ma c’è bisogno di qualcosa di più che protegga la moneta unitaria. Ci vuole – scrive stamani La Voce – una vera federazione europea, con un vero governo e un presidente eletto dai cittadini. Che al momento è latitante. Cominciando, semmai, a rendere negativi i tassi (oggi a zero) che paga sui depositi delle banche in modo da indirizzare il credito dell’Euro-zona forte (la “grande Germania”) verso la fragile periferia e determinare anche un utile deprezzamento dell’euro. Qualcosa dunque si può iniziare a fare, signor Draghi. Per contrastare le manovre speculative che si sono addensate sul fronte europeo. Infine una parola per i giovani. Troppo semplicistico (mi pare) bollarli per “bamboccioni” o “mammoni” quando stanno troppo tempo a casa con i loro genitori. Ma ci stanno, per una semplice ragione: non riescono a trovare occasioni di lavoro che siano consone con la preparazione che hanno raggiunto con la scuola fino al 18 anni. Ma questo è un altro argomento.

 

 

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