Il governo Letta ha avuto il battesimo del fuoco: ha agito da solo l’attentatore?

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Sono bastati sei-sette colpi di pistola, per distogliere l’attenzione degli Italiani su quanto stava avvenendo all’interno di Palazzo Chigi. Dietro quella facciata il governo Letta si stava, finalmente, insediando e di fatto, dopo più di sessanta giorni dalla convocazione degli elettori alle urne, si poteva affermare che il Paese aveva un ‘esecutivo politico’. Un uomo di 49 anni, ben vestito in abito scuro e cravatta, non ha saputo far di meglio questa mattina che raggiungere da via del Corso Palazzo Chigi e sparare al primo militare che gli si parava davanti. E ha continuato a sparare, fino a quando non è stato bloccato dalle Forze dell’ordine richiamate dalle urla e dagli spari. Un episodio di cronaca che ha avuto il privilegio di far scorrere in secondo piano quanto d’importante avveniva all’interno del Palazzo con un primo ministro che proviene dall’area di sinistra (dopo D’Alema), con nuovi 21 ministri e una larga rappresentanza di donne (fra cui da segnalare Emma Bonino e Cecile Kyenge, quest’ultima primo ministro di colore nella storia della Repubblica). E ancora un fatto importante. La maggior parte dei rappresentanti del popolo nell’esecutivo veniva a piedi, in taxi o con mezzi propri, senza scorta. E le auto blu? Altro segnale importante da cogliere che fa ben sperare nel rinnovamento (se non di fatto, almeno nell’immagine).

Peccato, però, che l’attentatore giungesse da tutt’altra parte, lui che, pare, si sia mosso da Alessandria, dove abitualmente risiede con la famiglia; altrimenti avrebbe incrociato qualcuno dei nuovi ministri che andava a giurare fedeltà alla Repubblica davanti al Capo dello Stato. Non è successo (per fortuna) niente di tutto questo. Ma perché ha compiuto un simile gesto? Quale era il suo obiettivo? Era da solo o è stato istruito e coperto da qualcuno? Domande cui è ancora presto formulare risposte credibili. Allo stato attuale pare che cada l’ipotesi che l’uomo fosse pazzo, come in un primo momento si era detto e le agenzie avevano diffuso. Il fratello di Luigi Preiti (questo è il nome dell’attentatore), raggiunto telefonicamente dai giornalisti, ha smentito l’ipotesi che fosse insano di mente. Ma quando i telegiornali ci informavano in tempo reale dell’evolversi della situazione, non abbiamo fatto molto fatica a rintracciare nella nostra memoria un altro episodio più drammatico e sanguinoso di questo. Mi riferisco al sequestro Moro. Anche quella mattina il neo presidente del consiglio andava a chiedere la fiducia del Parlamento al suo governo. Fiducia che non ha potuto riceve per via del sequestro delle Br. Allora la situazione precipitò subito nel dramma e lo Stato si trovò a ingaggiare con i terroristi un braccio di ferro, che portò alla scomparsa del movimento armato e della vittoria dello Stato grazie alla linea dura seguita dai maggiori partiti di governo di allora, lasciando però sul campo parecchi morti ammazzati. Anche oggi, l’attentato ha influito sui tempi e sulle riunioni dei neo ministri. Ma non è stata la stessa cosa. Tuttavia l’episodio ha catalizzato la massa attorno al grave fatto delle armi. Anziché sulla circostanza che non abbiamo più un governo di tecnici, ma un governo politico, anche se questo è il risultato di un’alleanza alquanto dura da digerire fra il Pd e il Pdl, le due maggiori coalizioni che sono riuscite a guadagnare il più altro numero di consensi elettorali, lasciando così alla porta il nascente M5s di Grillo che continua ad urlare all’inciucio e la Lega che non ha gradito l’ “ammucchiata”.

Ora guardiamo all’agenda che dovranno affrontare i ministri e pensiamo non più alle manovre economiche e a altri prelievi fiscali, bensì ci attendiamo riforme che guardano al rilancio della economia, dare soldi alle famiglie per far girare l’economia e per poter finalmente uscire dalla paralisi in cui siamo capitati. Né, adesso, facciamo le Cassandre annunciando prossima la fine di questo esecutivo; ma una volta tanto finiamo di essere Italiani e pensiamo al Paese. Se questi partiti sono l’espressione della maggioranze degli Italiani, allora mettiamoci nell’ordine delle idee di far funzionare il governo e non occupiamoci di mettere, lungo il cammino, le trappole per farlo cadere. Il governo governi, finalmente. Dia una risposta agli Italiani nei servizi, nel sociale, nella scuola e porti l’Italia a competere con gli altri Paesi europei. Dia finalmente dignità alla nostra nazione. Sarà poi il tempo che ci dirà se questa formula di governo dovrà continuare oppure dovrà tirarci fuori dalle rapide e, appena il fiume della politica tornerà a scorrere in acque tranquille, passare al mano ad altri, se ci saranno. Peccato che tutto questo sia stato suggerito da due carabinieri feriti gravemente, questa mattina, da un disturbatore, mentre si trovavano in servizio.

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