Si può parlare del fallimento di una Classe Politica

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Il nuovo  che difficilmente avanza, mentre si assiste alla lenta consunzione del Paese. Non esiste una cosa, una forma o un potere costituzionale che funzioni. Si dice che sia colpa della crisi che ha fatto ritardare e rallenta la ripresa. Un luogo comune, troppo comodo prendersela in questo senso. E’ invece la dimostrazione che la classe politica che avevamo ereditato dalle fine della secondo guerra mondiale non è stata rimpiazzata a dovere. Che ci manca il modello guida che possa funzionare da volano e faccia andare avanti tutte le altre carrozze che sono a queste collegate. Un esempio? Telecomunicazioni,  informazione, trasporti, aerei e cose di questo genere sono vittime di un sistema che è arrivato alla frutta e non si intravede all’orizzonte nessun altro soggetto che sia capace di indicare le vie di uscita. Senza poi parlare dell’istruzione, in tutti i suoi gradi e livelli. E della giustizia che è capace di mettere in libertà (sia pure controllata) un pluriomicida e non è capace neppure di processare un automobilista che ha investito uccidendola, una ragazza. Il potere politico poi ha un sistema del tutto arcaico di far transitare la comunicazione. Alla persona che non abita in Italia ma che capita, una volta tanto nel nostro Paese, se gli capita di seguire i telegiornale rimarrà (almeno questo le pensiamo) sbalordito del tempo che viene dedicato nei 35 minuti di trasmissioni alle beghe che ha con la giustizia il nostro ex premier, facendo strare il fibrillazione mezza Italia con il dilemma se farà oppure no cadere il governo non rinnovandogli la fiducia. Eppure i grandi temi restano sul tavolo e scritte in agenda che sono l’occupazione, il mondo industriale nazionale che ha ricevuto una stilettata tremenda con Taranto e oggi con Piombino. Il problema del trattamento dei profughi. Insomma occorre cavalcare l’attualità, dando delle risposte specifiche e mirate, come quella, forse grande che è superiore alle forze messe in campo da Letta, la lotta contro i gruppi degli speculatori economici, di chi con la crisi economica continua a far soldi. E chiediamo finalmente un corretto rapporto della Bce con i Paesi membri dell’Ue. Il grosso capitale che oggi non è più nazionale ma internazionale, con le sue grinfie rappresentati dagli speculatori di borsa deve sottostare alla forza dei popoli e non fare demagogia, diffondendo paure, facendo intravedere la morsa dell’economia per trarre vantaggi. Gli Stati che sono sovrani hanno il preciso dovere di controllare e impedire che questa piaga della società si distribuisca e si diffonda sull’intero tessuto umano di questo Pianeta.

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