Addio (tra poco) al 2013, ma non tutto è da buttare dalla finestra

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Esistono diverse sollecitazioni provenienti da quest’anno che sta per concludersi e che amo molto portarmi come viatico anche per l’anno a venire. Riguardano soprattutto il “fare”. E una prima indicazione mi proviene da un imprenditore toscano che è salito agli onori della cronaca nostrana per il semplice fatto di aver avuto il coraggio di “fare” qualcosa che andasse nella direzione opposta alla crisi quasi decennale in cui ci dibattiamo. “Tutti parlano, tutti hanno una formula propria per uscire dall’attuale situazione – dice – ma nessuno fa! Noi abbiamo deciso di fare”, così un campeggio in quella splendida isola di vacanze che è l’Isola d’Elba, che è destinato prevalentemente per una clientela esclusivamente (almeno fino a ieri) estiva, apre le porte anche per Natale per offrire un pacchetto assai vantaggioso alla sua clientela e lanciar lo slogan: “Un Capodanno felice in campeggio a Lacona” e circostanza davvero assai curiosa è che la gente gli sta rispondendo positivamente. Esauriti sono i suoi mini-appartamenti, i blocchi attrezzati, insomma la formula sta funzionando. E chi sono i fortunati che scenderanno all’Elba all’ultimo dell’anno? Tedeschi in maggioranza, seguiti da Svizzeri e a chiudere gli Italiani; ma saranno quelli dell’ultima occasione, quelli che scenderanno solo il 29 e partiranno il 2 gennaio. Insomma una bella risposta per “fare” qualcosa e cercare, sia pure nel piccolo, a modificare il quadro generale.

Accanto a questa considerazione c’è poi la seconda. E la prendo dal discorso del nuovo segretario Pd Renzi. La rivoluzione dei quarantenni. E’ fin troppo evidente che siamo nelle condizioni di sperare in una formula rivoluzionaria.  In un cambiamento epocale del far politica, troppo trafficona, clientelare, troppo elefantiaca, che ha i tempi di matusalemme  quando invece il mondo ti obbliga a bruciare le tappe. Troppa burocrazia, troppa carta che si accatasta sugli scaffali, quando c’è invece necessità di alleggerire e velocizzare il sistema. Una rivoluzione con gente che è stata finora a cavallo non sarà più possibile; c’è voglia di cambiamento. Di idee nuove messe in circolazione perché il cittadino si possa nuovamente avvicinare alla politica e sentirsi della politica un protagonista nelle scelte principali. Ed è arrivato anche il momento di guardare ai veri valori sociali. Come diceva Napoleone? Se vali, vai avanti: premiare il merito e non la casta o il lignaggio illustre. E prendo l’esempio che forse mi è più vicino: quello dell’editoria. Se non hai un santo in Paradiso che possa garantire per te e che possa introdurti nelle stanze, nel tempio di Gerusalemme non centri. Non è ammesso superare la soglia. Ma non perché tu non valga, è che non riesci a trovare uno straccio d’uomo che possa spendere a favore tuo una parola. Questa è la cultura di oggi in Italia. Si preferisce andare a pescare altrove, in base alla conoscenze, a ritagliare spazi per amici degli amici e si tiene fuori della porta altri. I mass media non sono propensi a scoprire novità: troppo rischioso, troppo avventato. Troppo avventuroso. Meglio non correre rischi. Meglio seguire le indicazioni di amici che vanno sul sicuro. Così è un serpente che si attorciglia attorno al ramo e dal sistema non se ne esce. Tranne a una condizione. Rompere il giro vizioso. Far esplodere il nodo gordiano e spiegare la trama nel verso giusto che coniughi le cose che hanno importanza, il vero e il bello. Che in letteratura è davvero il tutto.

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