Aspettando che si scarichi la bomba d’acqua sopra le nostre teste

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In attesa di Godòt. Parafrasando il titolo dell’opera teatrale che ha decretato il successo planetario al drammaturgo irlandese Samuel Beckett e non stravolgendola nel suo contenuto, si potrebbe dire che le ore che ci separano dalle otto e mezzo di domani, lunedì 10 febbraio 2014, (data diffusa nei bollettini della Protezione civile ad alto rischio) rappresentano la stessa attesa per una disgrazia annunciata; che si dovrà compiere e per il cui concretizzarsi  Vladimiro e Estragone (i due protagonisti della rappresentazione teatrale irlandese) restano in attesa su una strada di campagna. Mi è venuto in mente Godot mentre mi metto in attesa dell’annunciata pioggia torrenziale che si abbatterà nel Centro Italia. Domani tutte le scuole di ogni ordine e grado della costa tirrenica ed etrusca (comprese quelle dell’arcipelago) resteranno chiuse, perché è in arrivo la bomba d’acqua: mare agitato e alta marea metteranno a dura prova le coste della Toscana già di per sé vessate dalle passate piogge e alluvioni. Ma sarà così dura la mattinata, domani? Bisognerà tambussarsi ben ben in casa e non muoversi per aspettare che la buriana passi. Sarà così dannoso questo passaggio così fortemente annunciato di maltempo? Vedremo. Certo che in queste ore c’è in noi l’ansia nell’attesa dell’evento che ha ispirato e ha dettato questa prudenza?

O sarà invece il solito tam tam di avvisi e di ordini, per evitare poi le polemiche che si alzeranno, in caso di calamità e di distruzioni alle cose (speriamo che non capiti invece niente alle persone). Si dichiara l’allerta, per evitare che poi i giornali scrivano che la Protezione Civile non è in grado di prevedere eccezionali eventi piovosi. Staremo a vedere, tenendoci a portata di mano l’ombrello e l’impermeabile, pronti a qualsiasi evenienza.  Ma è certo (e questa volta lo diciamo appellandoci alla teoria degli eventi storici) che quando le disgrazie sono preannunciate non sono mai così disastrose come potrebbero apparire in un primo momento. I fatti più calamitosi si verificano solo quando non c’è nessun preavviso. Aspettiamoci, dunque, il maltempo e le piogge torrenziali che caratterizzeranno l’intera mattinata, confidando nelle capacità dei nostri sistemi di smaltimento di far defluire verso il basso l’acqua. E qui desidero cogliere il secondo aspetto: che è quello che appartiene al nostro essere umano. Non conosciamo il nostro destino. Non sappiamo cosa ci può riservare il domani (né il bello né il brutto).

Viviamo, confidando nella Buona Sorte. Il conoscere che tra poche ore si abbatterà sopra i nostri cieli un cataclisma, non ci fa certo stare sereni. A questo punto allora è meglio non conoscere il futuro e andarci incontro con fiducia, con quella fatalità che quello che deve capitarci ci capiti pure. Ma non è per questo che non dobbiamo essere preparati all’evento. E’ la nostra stessa natura umana che è impastata di precarietà, di instabilità, del nostro essere e della nostra vita che è davvero appesa a un filo. Siamo tutti consapevoli che dovremo consegnare il biglietto di fine corsa, anche se in cuor nostro speriamo che il giorno o il momento sia il più lontano possibile, ma non per questo non viviamo con apprensione il nostro tempo. Non conosciamo l’ora, come invece conosciamo la “bomba d’acqua” che si scaglierà domani mattina sopra le nostre teste. E’ bene allora non farsi trovare impreparati e pronti a saper reagire. Per un puro sentimento di sopravvivenza che ci è naturale.

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