Calamità naturali, l’allarme scagliato dalla Natura offesa

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Uno Stato, il nostro, a rischio calamità. Prima i terremoti, ora le alluvioni. Particolarmente colpite le regioni tirreniche del Nord e Centro della Penisola, Liguria e Toscana in particolare. Territori il cui dissesto ambientale è sotto gli occhi di tutti e le riprese televisive che ci rimandano dell’ennesima calamità annunciata quasi ci appaiono fuori tempo, visto e considerato che sono identiche a quelle di recenti calamità, se non proprio simili a quelle di una settimana fa, se non pure di un mese fa e così via. A niente è valso l’allarme della Protezione civile che, sia pure qualche volta non abbia preso nel segno, ma comunque è encomiabile la circostanza che abbia allertato la collettività di una probabile perturbazione importante in arrivo. Insomma viviamo in questo perenne e continuo stato di allerta che non ci fa stare tranquilli e che oggi ci costringe a fare i conti con una classe di dirigenti e di apparati dello Stato che non hanno funzionato a dovere. Che per una serie di motivi non hanno portato a termine i loro lavori e sono stati troppo superficiali. Mirando al facile guadagno più che pensare all’incolumità delle persone. Qual è stato il risultato finale? Che la gente si è indignata. Che i cittadini hanno posto sotto assedio il Palazzo della Ragione come veniva chiamato nell’Ottocento il municipio. Che la fiducia riposta in certe persone è andata a farsi benedire.
Hanno ragione allora gli ambientalisti che si scagliano contro gli avventurieri delle Sale Consiliari dove vanno per strappare un appalto e poi eseguono i lavori come li hanno eseguiti, lasciando che gli argini non reggano a sufficienza, che i ponti anziché favorire il deflusso delle acque funzionano da tappo alla mole dell’acqua che scende dai monti portandosi dietro un’infinità di detriti e così via. Hanno ragione che alla fine la Natura si ribella alle facili costruzioni nelle valli, o in prossimità dei fossi, tanto acquazzoni non ne vengono più. Ma se poi accadono con questo clima così impazzito che ha trascinato le nostre zone temperate contraddistinte nel corso dei secoli alle stregua delle zone tropicali con piogge torrenziali e abbastanza continue, quale potrà essere il risultato finale? Non penso di sbagliare se dico che è sufficiente accendere la televisione, oppure collegarsi a internet per avere la risposta alle nostre domande.
E qui faccio un ragionamento di carattere etico. E se tutte queste sciagure altro non fossero che dei moniti, degli avvisi che la Natura intende inviare agli uomini, perché intendano che come si è proceduto finora non va più bene, che bisogna scoprire e battere altre strade che non quelle dell’arricchimento e della malavitosità fatta di compromessi, corruzioni, connivenze tra Stato e organizzazioni poco raccomandabili. Perché queste non porteranno lontano. Finché addirittura non si arriva pure alla morte. Non sarebbe questio un ragionamento azzeccato? Una logica conclusione di eventi di questa portata?
In termini poetici si direbbe che è ripresa la guerra titanica: i Titani, finora dormienti, tornano in superficie per riprendere la lotta contro Zeus e tentare di spodestarlo.
C’è tempo per riparare. La Natura è anche Madre e si sa che le mamme non sopprimono i propri figli. Semmai li redarguiscono, se è necessario gli danno uno schiaffo, ma alla fine il valore di Madre esce sempre fuori e governa la situazione.
In chiave profetica, invece, potrei dire che gli avvenimenti di oggi, sono gli stessi, fatte le opportune variazioni e adeguamenti, di quello che è successo con Sodoma e Gomorra. Che storia avrebbe potuto avere l’Uomo, se non si fosse messo in salvo e avesse imparato a distinguere che cos’è il Bene, dal Male? Penso che sia arrivato il momento di cogliere queste messaggio e si aggiusti il nostro comportamento, il nostro agire, nelle scelte di programma e di vita civile.

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