Cos’è la «par condicio creditorum»

Quando si verifica il fallimento di un’impresa, tutti i creditori della fallita concorrono insieme per recuperare i loro crediti, in condizioni di parità

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Quando si apre una procedura concorsuale, tutti i creditori concorrono insieme per vedersi pagati i propri crediti in condizione di parità. In poche parole, ciascun creditore non può più perseguire autonomamente e separatamente i propri obiettivi di recupero del credito, ma deve per forza «mettersi in fila» insieme a tutti gli altri e aspettare il proprio turno, che non è altro che l’ordine di pagamento previsto dalla legge.
La parità tra i creditori non significa per forza che tutti i creditori sono uguali  (Art. 2741 cod. civ. e art. 52 Legge Fallimentare.)

Le differenze tra di essi però non dipendono dall’identità del creditore, bensì dalla natura del suo credito. Ci spieghiamo meglio: la legge non preferisce Tizio o Caio, perché si chiamano così, bensì stabilisce un ordine dei crediti in base alla loro natura, cioè a seconda che siano crediti per forniture, per prestazioni lavorative, per finanziamenti, per tributi ecc. In altre parole, se Tizio vanta un credito che la legge considera, per così dire, più importante del credito di Caio, allora Tizio verrà pagato prima di Caio, ma non perché è migliore, bensì soltanto perché il suo credito viene prima nell’ordine stabilito dalla legge.

La legge fallimentare suddivide i crediti in tre categorie, in ordine di priorità (Art. 111 co. 1 Legge Fallimentare.) Dell’elenco che segue la categoria al primo posto corrisponde ai crediti che vengono pagati per primi e la categoria al terzo posto corrisponde invece ai crediti pagati per ultimi
– crediti prededucibili;
– crediti privilegiati;
– crediti chirografari.

I crediti prededucibili sono i crediti che hanno precedenza assoluta rispetto a tutti gli altri. Tendenzialmente questi crediti sorgono dopo l’apertura della procedura concorsuale, ma non è sempre così (Art. 111 co. 2 Legge Fallimentare.)
Infatti, la legge li individua nelle seguenti due categorie

– crediti qualificati come prededucibili da una specifica disposizione di legge. Ne sono un esempio i crediti sorti nell’esercizio dell’impresa dopo l’apertura della procedura di amministrazione straordinaria.
– crediti sorti in occasione o in funzione delle procedure concorsuali.
Si tratta di crediti sorti per attività funzionali alla procedura. Anche qui un esempio ti aiuterà a comprendere meglio: il creditore che chiede il fallimento di un’impresa sostiene delle spese (deve pagare una tassa allo Stato ed il compenso all’avvocato, ad esempio), ma poi del fallimento si avvantaggia non solo il creditore che l’ha chiesto, bensì tutti i creditori, anche quelli che sono rimasti inerti.

i crediti privilegiati sono crediti preferiti rispetto agli altri, anche se vengono comunque dopo i crediti prededucibili. È lo stesso codice civile a prevedere che non tutti i crediti sono uguali: ce ne sono alcuni che sono più importanti di altri e questi vanno pagati con precedenza.

Il privilegio, cioè potremmo dire la preferenza che la legge accorda ad un credito rispetto ad un altro, può esercitarsi:

– sui beni mobili. In questo caso il credito privilegiato verrà pagato con preferenza rispetto ad un credito non privilegiato utilizzando il ricavato della vendita dei beni mobili (per esempio, la liquidità in cassa dell’impresa fallita o il ricavato della vendita di un macchinario).
– sui beni immobili.
In questo caso il credito privilegiato verrà pagato per primo utilizzando il ricavato della vendita dei beni immobili (per esempio, il capannone dove l’impresa svolgeva la sua attività).
I crediti chirografari sono abbastanza facili da individuare e su di essi non occorre dilungarsi troppo. Per semplificare il discorso, infatti, potremmo dire che si definiscono chirografari tutti i crediti che non sono inclusi nelle categorie precedenti. I crediti del fornitore sono un classico esempio di crediti chirografari.

Un’impresa fallisce quando è insolvente oppure viene ammessa ad un’altra procedura concorsuale quando versa in uno stato di profonda crisi e ciò significa che non ha soldi per tutti: la regola è pertanto che soltanto una parte dei creditori verrà pagata.

Tuttavia, quando si apre il fallimento il curatore fallimentare può intraprendere azioni per recuperare risorse da destinare ai creditori: dovrà infatti vendere l’azienda, gli immobili (se ve ne sono), il marchio ecc., potrà recuperare i crediti che l’impresa fallita si era dimenticata di recuperare, ed in generale potrà intraprendere tutte le azioni giudiziali che sarebbero spettate alla fallita per aumentare il proprio patrimonio.