Ungheria a un passo dal caos politico

Tensione crescente tra Governo e opposizione

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Dopo la piazza ora l’attenzione si sposta sulla tensione crescente tra governo e opposizione. In Ungheria da giorni si manifesta contro la “legge schiavitù“, il provvedimento che autorizza i datori di lavoro a chiedere fino a 400 ore di straordinario l’hanno pagato però in tre anni. Punto focale della battaglia la TV di stato, dove secondo gli oppositore del premier Victor Orban non vengono trasmessi messaggi anti governativi. “La televisione di stato è in assoluto il principale canale di informazione per le persone che vivono nei piccoli centri lontano da Budapest ma anche nelle grandi città, fa notare l’esponente dell’opposizione, Peter Niedermuller. “Noi non abbiamo alcuna possibilità di far passare i nostri messaggi nei telegiornali. Questo è il motivo per cui protestiamo. Non esiste alcuna libertà di informazione e nessun pluralismo.”

Una campagna finanziata dall’estero dai nemici del primo ministro e dalle sue politiche, controbatte l’esecutivo. “Invece di parlare delle cifre, che secondo i media occidentali sembrano imponenti”, dice il portavoce di Orban Zoltan Kovacs. “Per le strade i manifestanti non sono poi così tanti. Ci sono attivisti politici, finanziati attivamente da Soros negli ultimi due anni, persone che si son unite alla folla, frange di violenti, autori degli attacchi contro la polizia. Senza contare che la reazione degli agenti è solo una risposta agli attacchi stessi, non sono stati loro a provocare, ma è una risposta a una folla violenta.”
Questo è solo l’ultimo atto delle profonde divisioni che attraversano l’Ungheria da mesi. E con il protrarsi delle proteste, sembra che vi siano davvero poche possibilità di compromesso tra le forze politiche pro e anti-Orban.