Lione, prete pedofilo: testimoniano le vittime

Prolungato il processo fino a domani per maggiori testimonianze

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Per dare la possibilità di ascoltare tutte le testimonianze, verrà prolungato di un giorno, fino a giovedì, il processo a Lione che vede imputati l’arcivescovo Philippe Barbarin e altri cinque membri della sua diocesi, per non aver denunciato gli abusi sessuali su minori compiuti tra gli anni Settanta e Novanta da padre Bernard Preynat, responsabile del gruppo scout.

Nel luglio 2014 uno di quegli ex bambini, Alexandre Hezez, parla con Barbarin delle violenze subite. Il Cardinale convoca Preynat, che ammette i fatti ma giura che non si sono più ripetuti dopo il 1991. L’Arcivescovo dice di avergli creduto.

Hezez non molla, si rivolge alla giustizia. Barbarin lo invita a scrivere una lettera di denuncia, che il Cardinale trasmette al Vaticano, chiedendo cosa fare. Roma risponde di allontanare il prete ma di evitare lo scandalo pubblico. Solo a questo punto Barbarin attua la sospensione di Preynat. È il settembre del 2015.

Le vittime si chiedono perché si sia aspettato così tanto tempo. Notizie sul pedofilo circolavano già dagli anni Novanta nell’ambiente.

“Chi ha lasciato Preynat agire indisturbato fino al settembre del 2015 ha delle responsabilità. Lo hanno addirittura promosso, quasi incoraggiandolo quando gli hanno chiesto di occuparsi dei bambini nuovi arrivati, offrendogli su un piatto d’argento vittime fresche”, dice Didier Burdet, insieme a suo fratello Christian, finito nella rete del pedofilo.

“Mi ha preso tutto, mi ha rubato l’infanzia. Quando si subiscono violenze come quella che mi è stata fatta, come oggi ho raccontato, ci si pone continuamente delle domande, che non trovano risposta”, dice Christian.

Alexandre Hezez, dice di aver provato rabbia quando ha scoperto che non era stato il primo a parlare di Preynat alla Chiesa lionese. Si poteva intervenire prima e salvare dei bambini. Ha lottato per avere questo processo.

“Le testimonianze rese dalle vittime oggi sono state importanti, il loro impatto significativo, anche se la difesa dirà che è qualcosa di accessorio”, dice Alexandre, che al giudice ha raccontato come Preynat abusò di lui quando aveva otto anni, e per i tre anni sucessivi.

Barbarin e gli altri rischiano fino a tre anni di prigione, e 45mila euro di multa.

Delle violenze, di cui è accusato, Preynat dovrà rispondere in un altro processo, che si dovrebbe tenere quest’anno.