Brexit, come funziona il voto di sfiducia al governo britannico e cosa può succedere

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Dopo il no del Parlamento britannico alla bozza di accordo proposta da Theresa May, la partita Brexit si riapre l’indomani, il 16 gennaio, con la mozione di sfiducia al governo, invocata dalla stessa Premier come ultima carta per non dimettersi e presentata formalmente subito dopo dal leader dell’opposizione, il laburista Jeremy Corbyn.

Come funziona la mozione di sfiducia

Presentata di norma dal leader dell’opposizione, la mozione di sfiducia è uno dei due “detonatori” che innescano nuove elezioni anticipate – l’altro è il pollice verso presentato dai 2/3 della Camera. Tecnicamente la Regina (Elisabetta II) non ha il potere di sciogliere le camere e chiamare nuove elezioni. Se il governo dovesse perdere, dovrebbe da consuetudine dimettersi per fare spazio ad uno alternativo. Il suo leader dovrebbe essere nominato Primo Ministro dalla Regina e chiedere la fiducia dei deputati alla House of Commons. Qualora l’esecutivo alternativo non ottenesse la fiducia entro 14 giorni, la parola passerebbe infine agli elettori.

Normalmente, le elezioni si tengono ogni 5 anni. La legge prevede che nel Regno Unito ci sia sempre un governo: più che di dimissioni, quindi, si tratterebbe tecnicamente di un passaggio di consegne in favore di un “successore” o di un “traghettatore”, ma nulla esclude che sia lo stesso PM uscente (May) a vestire questi panni.

Il Parlamento viene sciolto 25 giorni prima del giorno delle nuove elezioni. L’ultima volta che un governo inglese – quello del laburista Jim Callaghan – è stato sconfitto da una mozione di sfiducia è stata nel 1979, 311 voti favorevoli contro 310.

Dovessero perdere il 16 gennaio, i laburisti potrebbero comunque proporre un nuovo voto di sfiducia in qualsiasi momento.

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