Quali sarebbero le conseguenze di una nuova offensiva turca in Siria?

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Il presidente turco Tayyip Erdogan ha prospettato un’imminente operazione militare nel territorio della Siria settentrionale controllato dai curdi, nonostante gli avvertimenti degli Stati Uniti secondo cui un intervento unilaterale sarebbe “inaccettabile”.

Washington e Ankara stanno attualmente conducendo dei colloqui incentrati sulla creazione di una “zona di sicurezza” nell’area in questione.

Negli ultimi tre anni la Turchia ha intrapreso altre due operazioni militari nella Siria settentrionale. Perché la Turchia minaccia di compiere una nuove incursione militare? E quali sarebbero le implicazioni per i curdi siriani, la lotta contro l’Isis e le già tese relazioni Usa-Turchia?

Perché la Turchia ha minacciato una nuova offensiva?

Le milizie curde Ypg svolgono un ruolo di primo piano nelle Forze Democratiche Siriane che controllano centinaia di chilometri lungo il confine nord-orientale della Siria. Ankara però considera l’Ypg un’organizzazione terroristica che rappresenta una grave minaccia per la sicurezza della Turchia.

“La Turchia farà tutto ciò che è in suo potere per impedire l’emergere di un’entità curda lungo il suo confine”, ha detto Adel Bakawan a Euronews. Specialista del Kurdistan, Bakawan è direttore dell’Iraq Centre of Sociology e ricercatore associato presso l’Istituto francese di relazioni internazionali.

La Turchia, ha spiegato Bakawan, sta anche cercando di assicurarsi il suo ruolo nella Siria di domani. Il paese è al centro di una lotta di potere tra vari attori: Washington, Mosca, Teheran, gruppi militanti islamisti e milizie curde. L’interesse strategico di Ankara è quello di controllare il più possibile il territorio.

Dietro alla nuova offensiva militare potrebbero esserci anche questioni interne. “L’Akp di Erdogan è profondamente diviso in seguito alla perdita di grandi città come Istanbul e Ankara durante le elezioni locali di quest’anno”, ha detto Bakawan. “Un intervento militare permetterebbe al leader turco di tornare ad essere al centro della scena”.

In che modo l’intervento militare potrebbe influire sulle relazioni Usa-Turchia?

Un intervento turco nella Siria settentrionale avrebbe probabilmente conseguenze disastrose sulle già tese relazioni tra i due alleati della Nato.

La Turchia ha fatto arrabbiare gli Stati Uniti il mese scorso, acquistando attrezzature missilistiche russe per la difesa. I due paesi sono anche divisi sulle sanzioni di Washington contro l’Iran e sul rifiuto degli Stati Uniti di concedere ad Akara l’estradizione di un ecclesiastico musulmano.

Secondo gli esperti i potenziali obiettivi militari per un nuovo intervento turco nella Siria settentrionale potrebbero includere le aree di Manbij, Tel Abyad o Kobane. Le forze americane operano in misura diversa in tutte e tre le aree, il che significa che le truppe americane potrebbero rischiare di essere coinvolte nelle ostilità.

Ieri segretario alla Difesa statunitense Mark Esper ha detto che qualsiasi operazione turca nella Siria settentrionale sarebbe “inaccettabile” e che gli Stati Uniti impediranno qualsiasi iniziativa unilaterale.

Una posizione scomoda per Washington, divisa tra la sua secolare alleanza con Ankara da una parte e la partnership strategica con i curdi siriani dall’altra. Quest’ultima, sottolinea Bakawan, è fondamentale nella lotta contro l’Isis e per garantire agli Usa un ruolo nella Siria del dopoguerra.

Il tentativo di Washington di compiacere entrambe le parti ha portato a dichiarazioni contraddittorie nelle ultime settimane. Per Bakawan agli Stati Uniti “manca ancora una politica chiara e delineata” in materia.

Quali sarebbero le implicazioni per i curdi siriani?

“I curdi siriani siriani si trovano in una situazione molto difficile dal gennaio 2019, quando hanno perso Afrin”, ha detto Bakawan. L’anno scorso truppe turche e milizie siriane hanno invaso l’enclave curda nordoccidentale dopo mesi di pesanti bombardamenti.

“Se gli Stati Uniti dovessero cedere a Erdogan i curdi potrebbero scegliere di trattare con Bashar al-Assad”. Considerando il punto di vista del presidente siriano, sottolinea il ricercatore, questo significherebbe la fine dei curdi come entità politica, anche se potrebbero esistere come gruppo culturale all’interno dello Stato siriano.

Un’altra opzione, suggerisce Bakawan, sarebbe quella di convincere Mosca e Teheran, che sono stati attori attivi nella guerra siriana, a concedere l’autonomia ai curdi e difendere la loro causa a Damasco e Ankara.

Nelle trattative potrebbe avere un peso rilevante il fatto che le forze curde controllino le prigioni dove sono detenuti circa 10mila guerriglieri dell’Isis. Se i curdi decidessero di liberarli sarebbe il “caos totale”.

Un’operazione turca indebolirebbe la lotta contro l’Isis?

In un nuovo rapporto pubblicato martedì il Pentagono ha avvertito che l’Isis si sta riorganizzando in Siria, proprio mentre Washington ha ridotto il proprio continengente nel paese da quando il cosiddetto Califfato è stato sconfitto.

“Ideologicamente e socialmente l’Isis è ancora presente in Siria anche se è stato sconfitto militarmente”, ha detto Bakawan.

Le forze curde hanno avvertito che il loro impegno contro un’operazione turca avrebbe mobilitato tutte le loro risorse. Hanno anche lasciato intendere che non sarebbero in grado di garantire che i prigionieri dell’Isis attualmente sotto la loro custodia rimangano sotto controllo.

Un intervento turco, ha concluso Bakawan, comporta il rischio di un “spettacolare” ritorno militare dall’Isis nel paese.

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