Siria, il j’accuse dei profughi fuggiti in Iraq: “tregua inconsistente”

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Resta appesa ad un filo fragile la tregua tra l’esercito turco e le forze curde nel nord est della Siria:. Mentre accuse incrociate riguardo a violazioni del cessate il fuoco volano tra Ankara e i guerriglieri curdi, la questione è stata al centro di un vertice tra il segretario generale Nato Jens Stoltenberg – che ha ribadito come “l’unico nemico comune, nella regione, dovrebbe essere lo Stato islamoco” – e il segretario di stato americano Mike Pompeo.

“Ho espresso la mia profonda preoccupazione per il rischio di escalation, ulteriore sofferenza umana e flusso di rifugiati e migranti”, ha affermato Soltenberg.

Fiumana di sfollati

Nel frattempo, migliaia di curdi siriani stanno inondando i campi profughi della vicina Dohuk, nel Kurdistan iracheno: arrivano dalle città di Qamishlo, Tell Abyad, Ras al-Ayn e quasi tutti dicono di nutrire sfiducia riguardo alla tregua concordata , oltre a una profonda rabbia contro Donald Trump.

“Non c’è nulla di tangibile in questa tregua tregua” dice uno di loro nel campo di Bardarash . “Probabilmente non verrà mai rispettata. Noi comunque non ci speriamo. Abbiamo sentito molte parole da Trump, ma senza alcun effetto concreto. Gli aerei da guerra continuano a martellarci e a distruggere il paese “.

Secondo l’Alto Commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr), oltre 1.500 profughi partiti dall’area del conflitto sono arrivati negli ultimi giorni nel solo campo di Bardarash. La maggior parte di loro sono donne, bambini e anziani: per attraversare un confine che dista meno di 100 km, sono rimaste in viaggio per giorni, cercando di schivare combattimenti, raid aerei e colpi d’artiglieria

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