Iran, Amnesty International: “Almeno 106 morti”. E le proteste contro il caro-benzina continuano

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Una situazione tragica, al limite della rivolta popolare.
E un bagno di sangue, in tutto l’Iran.

Sarebbero addirittura almeno 106, secondo una rappresentante di Amnesty International, le vittime degli scontri di questi giorni in Iran, in seguito alle manifestazioni contro l’aumento del prezzo della benzina e l’imposizione del razionamento del carburante.

La televisione di Stato iraniana ha trasmesso nuove immagini delle proteste che il governo di Teheran ha denunciato definendole vere e proprie “rivolte“.

Internet ancora oscurato

I dati sulle vittime e sui disordini sono tuttavia contrastanti, anche perché il governo di Rohani ha oscurato Internet, rendendo difficile per gli iraniani comunicare con il mondo esterno.

Le proteste sono scoppiate venerdì dopo che il governo ha annunciato un aumento del 50 per cento del prezzo della benzina.
Il provvedimento è stato accolto con rabbia in un paese in cui l‘economia è in profonda crisi a causa delle sanzioni americane.

“I cecchini sparano sulla folla”

Le proteste avrebbero già raggiunto circa 100 città e paesi dell’intero Iran.

“Una situazione molto grave”

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani esprime notevole preoccupazione, come ammette il portavoce, Rupert Colville.

Siamo profondamente preoccupati per le segnalate violazioni delle norme e degli standard internazionali sull’uso della forza. Non conosciamo l’entità delle vittime e dei feriti, ma è chiaramente una situazione molto grave“.

Al soldo degli Usa?

La televisione di Stato iraniana continua a mostrare le immagini di migliaia di persone che marciano a sostegno del governo e dei Leader Supremi chiedendo la condanna a morte dei manifestanti e accusandoli di essere al soldo dagli Stati Uniti.

 

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